Olanda, un paese in vetrina

Un paese in vetrina
Viaggio di nozze – parte prima

Canali, frontoni, finestre, ponti, palazzi con grandi vetrate, case galleggianti, zaini appesi alle finestre, facciate storte in avanti, a destra, a sinistra, edifici che sembrano sostenersi tra loro, spalla contro spalla, come due ubriachi. Questa è la cartolina che porto dall’Olanda.


Nella mia cartolina sono fotografate soprattutto le finestre, le imposte rosse dei vecchi magazzini, e le vetrate dagli infissi bianchi, affacciate su ambienti privati che si aprono al mondo. L’impressione è che Amsterdam in particolare abbia la vocazione di stare in vetrina, come le signorine per cui è tanto famosa nel mondo. Come in tanti altri paesi del nord, non esistono persiane alle finestre, quassù non c’è il problema di tener fuori dalla propria casa la luce eccessiva ed il calore estivo, ma la stranezza è la quasi totale assenza di tende. Ed io che sono abituata a sbirciare dentro alle finestre illuminate di notte, camminando con il naso all’insù per scoprire arredamenti, soffitti e lampadari, provo un certo imbarazzo nel gettare irrefrenabilmente lo sguardo dentro le case dove la gente sta sul divano a guardare la TV, o i giocattoli dei bimbi sono lasciati sparsi sul pavimento della cucina, o una giovane coppia ridipinge le pareti della propria camera. Tutte cose normalissime, semplicemente fatte davanti agli occhi curiosi dei passanti, o forse solo dei turisti, chissà se la gente del posto è immune da questa mia mania.
Il vizio di camminare con gli occhi per aria può essere pericoloso qui, con i marciapiedi sconnessi, le file di paletti parapedonali (per proteggere i pedoni dai ciclisti!) e soprattutto le cavità degli scalini che conducono ai seminterrati, voragini che si aprono non segnalate e non recintate, tranelli micidiali per i curiosi con il naso all’insù come me, una legge del contrappasso all’olandese, forse, di far cadere in basso chi guarda troppo in alto. Chissà. Quel che è certo, è che Amsterdam e l’Olanda hanno da offrire al visitatore molto di più del cliché a luci rosse e delle volute di fumo dolciastro e nauseabondo che esalano dai coffee shop.
p.s. abbiamo capito solo alla fine cosa significa uno zaino appeso fuori dalle finestre: è il segno di festeggiamento – e di liberazione – da parte di uno studente che ha finito il liceo!

Passando alle informazioni pratiche….
Trasporti. E’ piuttosto facile muoversi in Olanda, il paese è piccolo per cui le distanze tra i luoghi principali sono brevi, tutte le città hanno centri abbastanza raccolti, e la stessa Amsterdam è ideale da girare a piedi. I mezzi pubblici sono efficienti (quasi sempre), le destinazioni sono ben indicate, e non ci sono problemi neanche per l’acquisto dei biglietti, che da quanto avevo letto in rete sembrava alla portata solo degli olandesi autoctoni. Il primo impatto con l’Olanda, appena scesi dall’aereo, sono le famigerate macchinette gialle per l’emissione automatica dei biglietti ferroviari, che hanno solo l’olandese sul display, è vero, ma delle chiarissime spiegazioni in inglese subito a lato! Niente di più facile…. Un altro luogo comune da sfatare: la strippenkaart (l’equivalente di un carnet di biglietti per tram e bus, valida per una o più persone) è semplicissima da usare! E’ stato inutile scervellarsi prima di partire a capire in quali e quante zone ci dovevamo spostare (tra l’altro tutte le attrattive principali di Amsterdam sono in zona 1), se dovevamo timbrare una volta a persona o una volta in totale…. Infatti ci pensa il guidatore o il controllore che sta nel gabbiottino sul vagone posteriore del tram, basta dire quante persone la usano e lui timbra dove occorre.
Con la macchina l’unico problema che abbiamo incontrato sono state le code in autostrada nei pressi dell’Aia, un altro lato svantaggioso è il costo della benzina, ancora più cara che in Italia (oltre 1,500 Euro/litro). Le autostrade sono gratuite, le uscite sono numerate (come ad esempio in Germania), i cartelli sono abbastanza chiari. Nelle città, i cartelli riportanti “P-route” ci hanno indirizzato ai parcheggi più vicini al centro in breve tempo. I parcheggi hanno prezzi simili ai nostri (diciamo intorno a 1,50 – 2 Euro l’ora) quasi ovunque, tranne ad Amsterdam, dove i parcheggi sotterranei hanno tariffe orarie di 3,50 Euro (per lasciare l’auto una notte abbiamo speso 45 Euro). Qui anche i parcometri hanno costi esagerati, e all’albergo ci hanno sconsigliato di lasciarla tutta la notte lungo i canali, solo per risparmiare una decina di Euro. Diciamo che abbiamo pagato una notte in albergo, anzi in suite, anche alla macchina….. Per fortuna che l’impiegato della Hertz, dove avevamo noleggiato l’auto, è stato così gentile da farcela parcheggiare da loro per l’altra notte, ci ha fatto risparmiare altri 45 Euro!
Ovviamente ci sarebbe piaciuto noleggiare una bici, ma visti i frequenti ed improvvisi scrosci d’acqua non ce la siamo sentita. Per provare l’ebbrezza di una bici con il freno a pedale (senza le bacchette), ne abbiamo comunque inforcate due lungo i sentieri di un parco naturale, dove non c’era rischio di incidenti… e in effetti ci vuole qualche tempo per abituarsi a pedalare all’indietro quando ci si vuole fermare!


A proposito di bici…. abbiamo scoperto a nostre spese che infilarsi con la macchina in una pista ciclabile è più facile di quel che si pensi! E si deve sempre tener conto, sia quando si guida che quando si passeggia, che questo è un paese dove comandano i ciclisti….

Alberghi e ristoranti. Le scelte degli alberghi in questo nostro viaggio sono state condizionate dal fatto che li abbiamo prenotati tramite un’agenzia di viaggio, quindi abbiamo dovuto rinunciare per una volta alla nostra predilezione per alberghi piccolini a conduzione familiare, dove di solito si riesce anche a spendere meno.
Ad Amsterdam abbiamo scelto un hotel 3 stelle vicino alla stazione, il Bellevue (Martelaarsgracht 10). L’unico difetto che abbiamo potuto riscontrargli è la dimensione della nostra camera, praticamente non c’era posto dove poter tenere la valigia vuota, per il resto è perfetto, arredamento di design studiato nei minimi dettagli proprio per ovviare ai problemi di spazio, pulito, silenzioso (noi eravamo al quinto piano in una camera che dava su un cortile interno, accanto all’ascensore che non ha dato minimamente fastidio), personale cordiale, buona la colazione. La posizione è ottima, data la vicinanza alla stazione (basta attraversare il canale), è agevole sia prendere i tram, sia andare a piedi verso piazza Dam ma soprattutto verso il Jordaan. Abbiamo speso all’incirca 180 Euro per camera, a notte…. non proprio economico! Ci è costato poco più della metà (105 Euro) un 4 stelle all’Aia, il Park Hotel (Molenstraat 53). L’hotel è molto bello, in zona pedonale, con possibilità di parcheggio nel loro garage (20 Euro al giorno), la nostra camera era enorme, ma il bagno non era nuovissimo e non c’era l’aria condizionata: sommata al fatto che le finestre sono bloccate e si può solo manovrare una piccola grata per regolare l’afflusso d’aria, questo fa sì che entrando in camera si avvertisse una sensazione di afa, rispetto alle temperature fresche dell’esterno. Alla fine era comunque una temperatura confortevole per dormire. La colazione, con ottima scelta anche per la parte dolce, viene servita in una sala meravigliosa con enormi vetrate affacciate sul giardino del palazzo della Regina.

Per mangiare, ci siamo affidati spesso ai consigli della Lonely Planet, purtroppo aggiornata al 2004, cosa che in un paio di occasioni ci ha fregati.
Mediamente, abbiamo speso tra i 10 e i 15 Euro a testa, per una portata principale ed un bicchiere d’acqua o di birra, raramente anche il dolce. In molti posti servono l’acqua del rubinetto, gratis, cosa che depone a loro favore, mentre un grave handicap di quasi tutti i locali è il fatto che in Olanda nei locali è permesso fumare.
Comunque, tra i posti che ad Amsterdam ci sono piaciuti di più: il vegetariano Bolhoed nel Jordaan (Prinsengracht 60-62), il Cafè Bern di fronte alla pesa, in Nieuwmarkt 9, per un’immancabile fonduta di formaggio sugli sgabelli al bancone del bar, e la Pancake Bakery (Prinsengracht 191), specializzato in pannekoeken, via di mezzo tra le crepes e le frittate. La spiacevole sorpresa dovuta alla Lonely Planet è stato accorgersi troppo tardi che il consigliatissimo Zuidlande adesso si chiama Beddington’s ( Utrechtsedwarsstraat 141), ed ha alzato i prezzi. Confortati dalla vetrofania della guida Michelin siamo comunque entrati ed abbiamo speso 100 Euro in due, per un menu di tre portate (buone le pietanze di carne, un po’ troppo creative quelle di pesce) ed una bottiglia d’acqua, in un ambiente chic ma informale.
All’Aia è piacevole la Brasserie Babbelen (Kettingstraat 1b), mentre è carino come ambiente ma troppo azzardato per i nostri gusti il vegetariano Wankele Tafel (Mauritskade 79). A Delft abbiamo mangiato al Boterhuis (Markt 15) scelto più che per l’ispirazione del cibo, per la terrazza galleggiante sul canale; altro bel posto per un’insalata a pranzo, il Pieck Jacobus di Haarlem (Warmoesstraat 18) con il suo tranquillo giardino sul retro.

Musei. Sarebbe stata una grave mancanza andare ad Amsterdam e non visitare il Rijksmuseum o il museo di Van Gogh. Per cui, da bravi turisti previdenti, prima di partire abbiamo prenotato (pagando con carta di credito) via Internet l’ingresso ad entrambi. Il costo è di 10 Euro per ciascun museo, il biglietto è “open”, cioè non costituisce una prenotazione per un dato giorno, ma permette di andare quando si preferisce e saltare le code: ora, mentre al Rijksmuseum (siamo andati di domenica mattina) non vi era assolutamente bisogno, al Van Gogh è stato un gran risparmio di tempo. Il giudizio sui musei poi, si sa, è soggettivo. E dal mio punto di vista, ammetto che sono rimasta un po’ delusa da entrambi, o forse non me li sono goduti a pieno. Il Rijks ha alcuni capolavori (Rembrandt e Vermeer su tutti), ma è molto piccolo, a leggere sul sito ufficiale “L’esposizione comprende più di 400 opere” mi immaginavo chissà quale galleria, e invece in neanche un’ora eravamo già fuori, un po’ poco rispetto ai 10 Euro spesi. Il Van Gogh ha come principale difetto l’affollamento davanti ai quadri, con la gente che ti spinge di lato se ti soffermi qualche secondo in più. E poi, a causa di alcuni lavori in corso, l’esposizione ha subito qualche modifica che fa saltare il percorso cronologico, eppure basterebbe un cartello per indicare l’inizio del percorso museale! Anche qui forse 10 Euro sono un po’ eccessivi rispetto al numero dei quadri, ma Van Gogh è Van Gogh, e non ci lamentiamo.
Assai più piacevole il museo Kröller-Müller all’interno del Parco Nazionale De Hoge Veluwe (il costo del museo, 7 Euro, va aggiunto a quello per l’ingresso al parco e all’accesso con la macchina). La collezione, nata per volere di Helene Kröller-Müller agli inizi del ‘900, oggi comprende diverse opere tra le più famose di Van Gogh, e non solo: Seurat, Toorop, Picasso, Mondrian. Due aspetti, a mio modo di vedere, costituiscono il valore aggiunto di questo museo: la scarsa affluenza di visitatori e l’ambientazione in un parco verdissimo, disseminato di opere e installazioni di arte moderna e contemporanea, arte di cui continuo a non capire il significato, ma ad apprezzare la presenza scenica.
Ancora ad Amsterdam abbiamo visitato l’Amsterdams Historisch Museum, ospitato in un vecchio orfanotrofio, che ripercorre la storia della città e dei suoi abitanti, con gli arredamenti delle case di varie epoche e livelli sociali fedelmente riprodotte, e dove c’è la curiosa galleria delle Guardie civiche, in cui sono raccolti 16 giganteschi ritratti di gruppo visibili dal museo attraverso una vetrata, salvo rendersi poi conto che la galleria è una strada, esterna al museo, liberamente percorribile da chiunque passi di lì. E poi non poteva mancare il museo erotico sul Damrak, un luogo comune a cui non ci siamo sottratti, visto anche il costo irrisorio del biglietto: e meno male, perchè più di 3 Euro sarebbero stati davvero un furto!
Infine, altre due mete immancabili per gli appassionati d’arte a giro per l’Olanda: il Mauritshuis dell’Aia e il Museum Boijmans van Beuningen a Rotterdam. Il primo è famoso per essere la “casa” della Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, che in realtà si intitola “Ragazza con turbante”; è un piccolo museo molto significativo per la sua collezione dei maestri fiamminghi, e nel biglietto di ingresso (9,50 Euro) è compresa l’audioguida. Il Boijmans di Rotterdam è invece un’eclettica collezione di forme, stili, epoche artistiche, dal medioevo all’arte contemporanea, con stranissime e sposizioni temporanee. Di tutti i pezzi esposti, tra Bosch, Rubens, Bruegel, Rembrandt, Van Gogh, Monet, Degas, Dalì, Magritte, Wharol, la cosa che mi è rimasta più impressa è la creazione di Maurizio Cattelan, di un realismo da far spavento! Entrando in una sala infatti da un buco nel pavimento fa capolino un signore, che poi sarebbe lo stesso Cattelan…. potete vedere qui se non sembra vero!

Itinerario. Per visitare tutto quanto c’è di interessante in Olanda non basterebbero due settimane, “purtroppo” i vincoli costituiti dalla data del matrimonio e dalla partenza della crociera lungo i fiordi ci hanno concesso appena 6 giorni. Comprata per tempo la Lonely Planet dell’Olanda, e studiata la cartina, ci siamo fatti un itinerario di massima per poter prenotare gli hotel e la macchina a noleggio, lasciando la porta aperta ad eventuali cambi di programma. Rendendoci conto che in 6 giorni non riusciremo ad andare oltre la regione di Amsterdam, di Utrecht e lo Zuid-Holland, rimarranno escluse molte mete interessanti, che ci terremo per un prossimo viaggio. Ecco cosa ne è venuto fuori… torniamo indietro nel tempo a domenica 17 Giugno 2007 e…..

Partenza all’alba da Firenze, per Amsterdam con volo Meridiana; appena riusciamo ad attraversare Schipol che è grande quanto una città, prendiamo il treno per la stazione centrale. Il nostro albergo è proprio di fronte alla stazione per cui, lasciati i bagagli, alle 11 abbiamo di fronte a noi un’intera (ma piovosa) giornata, che passiamo tra musei e gita in battello lungo i canali che permette di vedere i ponti e le facciate da una prospettiva diversa, fin quando non passa la pioggia e possiamo passeggiare tra il quartiere a luci rosse, piazza Dam, il mercato dei fiori, Spui, il Jordaan.


18 Giugno. Ancora una giornata intera ad Amsterdam, trascorsa prevalentemente a gironzolare a piedi per le vie ed i canali, salendo ogni tanto sul tram solo per i tragitti più lunghi. Le ore scorrono via avanti e indietro tra una NieuwenDijk ancora deserta alle 9 di mattina, il silenzioso Beginhof, Schlutsuis con il suo storto bar secolare, la casa più stretta del mondo in Oude Hoogstraat, che è larga solo 2 metri e 2 centimetri, il Nieuw Markt, la Oude Kerk, e poi ancora Leidseplein purtroppo non popolata dagli artisti di strada a causa della pioggia scrosciante, di nuovo il quartiere a luci rosse, stavolta di sera. Molte persone sono lì come noi a curiosare, a gettare uno sguardo più o meno furtivo alle ragazze nelle vetrine (alcune di queste sono veramente degli sgabuzzini, me le ero immaginate più spaziose), un paio di volte ci viene offerta “roba” di natura varia ma senza troppa insistenza, nel complesso l’impressione che ricaviamo del quartiere è che sia abbastanza tranquillo e controllato. Alla luce di quanto vedremo tra pochi giorni nell’analogo quartiere di Amburgo (St. Pauli), la zona a luci rosse di Amsterdam ci sembra perfino pittoresca.
19 Giugno. Attraversiamo Vondelpark alle 8.30 di mattina, siamo gli unici turisti in mezzo a tanti olandesi che fanno jogging o portano a spasso il cane, per noi invece è semplicemente una strada panoramica per raggiungere l’ufficio della Hertz, dove ci aspetta la Renault Clio che abbiamo noleggiato. Ci mettiamo in moto in direzione di Marken, scegliendo una via più lunga che passa nella diga di Durgerdam. Il paesino omonimo è un pittoresco e tranquillo sobborgo di Amsterdam, con le casette in legno ed un piccolo porto, lungo la strada ci fermiamo più volte nelle piazzole di sosta per salire sopra il corpo della diga ed ammirare il paesaggio dove dominano l’acqua e i campi con gli animali al pascolo, un’infinità di placide mucche pezzate e pecore e cavalli, una costante delle pianure olandesi. Marken non dà problemi di orientamento: la strada che unisce la terraferma a quella che un tempo era un’isoletta finisce direttamente, e senza alternativa, dentro al parcheggio a pagamento, dal quale poi si parte a piedi per un giro, di non più di mezz’ora, in questo villaggio di pescatori con le case tutte dipinte di verde, è talmente carino che sembra finto, se non fosse per una comitiva di rumorosi turisti spagnoli che ci segue, si potrebbe socchiudere gli occhi e pensare di essere in un dipinto, come fa Mary Poppins con il suo amico spazzacamino.
Prossima tappa, Zaanse Schans, dove fanno bella mostra di sé numerosi mulini a vento ancora funzionanti, anche se le attività produttive (frantoi, segherie, macinatura dei minerali) sono ad uso e consumo dei turisti…. una specie di Gardaland dei mulini!

La zona in cui questi sorgono era veramente un’antica area industriale e produttiva a partire dal 17° secolo, i mulini che vediamo oggi sono stati semplicemente raggruppati e spostati rispetto alla posizione originaria. Per quanto turistico, è un bel posto da girare, ed è interessante entrare anche dentro alcuni di essi (al prezzo di 2 Euro); il parcheggio è gratuito se si sta meno di 30 minuti (altrimenti scatta la tariffa giornaliera di 6,50 Euro), purtroppo riuscire a godersi tutto quanto in meno di mezz’ora non è proprio possibile….
Da qui ripartiamo alla volta di Haarlem, che giriamo alla ricerca di hofies nei dintorni della immensa piazza Grote markt, animata da locali con i tavolini all’aperto. Tornando alla base ci fermiamo allo stadio Amsterdam Arena, che visitiamo anche all’interno sfruttando una visita guidata dalla durata (e dal costo) dimezzata rispetto al normale.
20 Giugno. E’ la volta di una meta a circa 80 km da Amsterdam: il parco De Hoge Veluwe, il più grande parco nazionale d’Olanda, un mosaico di ambienti diversi, tra boschi praterie e dune di sabbia, dove vivono cervi e mufloni….. almeno così dicono, perché io non riesco a vederne neanche uno da lontano!

Il parco è talmente grande che decidiamo di pagare i 6 Euro di ingresso per la macchina (da aggiungere ai 7 Euro di ingresso a testa, più altri 7 a testa per il museo Kröller-Müller….), prendendo le bici bianche gratuite solo per fare brevi percorsi. E’ un luogo incantato, silenzioso, ed il museo è una vera scoperta, in tutto più di mezza giornata ci vola, continuando a girare nella (vana) ricerca di qualche animalino. Nel pomeriggio, lungo la strada del ritorno, ci fermiamo ad Utrecht, dove dopo aver attraversato un enorme centro commerciale passeggiamo lungo i canali con le banchine percorribili e dalle parti del duomo (il campanile sarebbe l’edificio più alto di tutto il paese, ma il cartello che comunica il numero spropositato di scalini ci fa desistere dall’impresa di andare a godere della magnifica vista).
21 Giugno. Lasciamo Amsterdam, trascorreremo le ultime due notti all’Aia, anche se sembra un controsenso spostarsi di soli 60 km invece che farli in una sola giornata, ma quando ci troviamo imbottigliati lungo l’autostrada capiamo che da quelle parti è meglio passarci meno volte possibile. Per sfuggire all’immobilità della coda, usciamo dall’autostrada e facciamo strada normale, fermandosi a Leida che è proprio lungo il nostro cammino. La città è carina (molto simile a Haarlem e Utrecht nelle vie pedonali disseminate di negozi in franchising), la cosa che ci piace di più è la cittadella, piccola fortezza su una montagnola da cui si gode una bella vista sui tetti e le vie circostanti, fatto assai raro nelle piatte città olandesi! Arrivati all’Aia piove parecchio, decidiamo di andare con la macchina a Rotterdam sperando che nel frattempo la pioggia diminuisca…. ma non siamo così fortunati. L’unica cosa che riusciamo a goderci della città è il Museum Boijmans van Beuningen, per il resto dobbiamo comprarci un ombrellino supplementare e camminare guardando dove mettiamo i piedi. Intuiamo che deve essere una città viva, interessante, dominata dall’architettura moderna di acciaio e vetro che a noi piace tanto, e sotto l’influenza del suo porto sul fiume Maas, il più grande d’Europa. Il resto della pioggia ce lo becchiamo dentro la macchina, in coda sull’autostrada, ma almeno quando torniamo all’Aia nel tardo pomeriggio ha smesso di piovere. Usciamo per andare a cena e scopriamo con piacere che casualmente siamo capitati nel bel mezzo del Festival dell’Aia, una settimana di iniziative, concerti per strada, ed una specie di notte bianca con i negozi aperti fino alle 22 (non possiamo pretendere troppo, di solito chiudono alle 18!). Sarà per questo che la città ci piace subito, e camminiamo senza sosta per il centro stracolmo di persone, per assaporare ogni strada, ogni facciata, ogni scorcio di una città che uno si aspetta grigia e fredda, e invece ci sorprende così. In particolare la piccola via accanto al nostro albergo (Noordeinde), chiusa al traffico per l’occasione, è piena di gallerie d’arte e ristoranti, e ben due concerti (uno lungo la strada, e uno dentro una galleria) allietano la nostra passeggiata prima di andare a dormire.

22 Giugno. Di buon’ora ci concediamo un’altra passeggiata per l’Aia, proprio nei pressi del nostro albergo si trova una delle attrazioni che più ci hanno emozionato, forse perché inaspettata (beh, per me non tanto, mi era stata consigliata proprio qui sul Giramondo!). E’ il Panorama Mesdag, a rigor di logica avrei dovuto inserirlo fra i musei perché tale è, una raccolta di opere del pittore Hendrik Willem Mesdag, che però abbiamo pressoché ignorato andando dritti verso l’ingresso del cilindro, o meglio, dovrei dire del faro. Salendo le scale, si arriva in cima al faro e ci si ritrova di colpo sulla spiaggia di Scheveningen, una località balneare a pochi chilometri da qui, con tanto di sabbia e rumore di gabbiani e di onde che frangono contro la battigia. Tutto intorno, i pannelli dipinti da Mesdag e dai suoi aiutanti, alti 14 metri e posti lungo il perimetro della torre per una circonferenza di 120 metri, illuminati dalla luce che filtra dal tetto in vetro in modo che la luminosità cambi naturalmente nelle diverse ore del giorno e condizioni meteorologiche, danno un’estrema sensazione di realismo, di pace e di meraviglia. Dopo aver visitato anche il Mauritshuis, è l’ora di dirigersi verso Delft, questa volta però lasciamo la macchina per affidarci ai comodi treni olandesi ed in un quarto d’ora siamo in questa cittadina. tra le più pittoresche e famose dei Paesi Bassi. E’ una città che invita a passeggiare, a guardare le vetrine dei laboratori delle rinomate ceramiche (guardare ma non comprare! che prezzi….), a fermarsi nel Markt con i suoi bar e negozi di souvenir, a immergersi in quella luce che Vermeer riusciva a catturare con tanta maestria.

E’ questa l’ultima immagine da cartolina che l’Olanda ci regala, domani mattina all’alba ci aspetta un volo per Amburgo, per continuare il nostro viaggio di nozze.

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