Crociera "Fiordi Norvegesi" con Costa Classica

Crociera “Fiordi Norvegesi” con Costa Classica
(Viaggio di nozze – parte seconda)

Se una, ed una sola, crociera nella vita si vuole fare, allora quella lungo i fiordi norvegesi vale davvero la pena.


Al momento di decidere la meta per il nostro viaggio di nozze, gli altri contendenti hanno avuto poca gara al confronto dell’emozione di navigare in mezzo ai fiordi nei giorni vicini al solstizio d’estate. Scartato in partenza il postale Hurtigruten, perché almeno in viaggio di nozze ci si voleva trattare bene ed essere un po’ meno spartani del solito, a Gennaio siamo andati in agenzia per fissare una crociera fino a Capo Nord. Troppo tardi! Sia la Costa che la MSC non avevano più disponibilità, per nessuna partenza (ancora non avevamo fissato il giorno del matrimonio, non avevamo grosse preferenze di data). Abbiamo quindi “ripiegato” su una crociera più breve, la Fiordi Norvegesi con la Costa Classica in partenza da Kiel il 24 Giugno, 6 giorni con tappa più lontana il Sognefjord, e con il senno di poi riteniamo di aver fatto una buona scelta.
Primo, perché ci è rientrato, sia economicamente che in termini di tempo, di condire il viaggio alla nostra maniera, cioè con altri 12 giorni tra Olanda e Germania del Nord, con la macchina a giro per le città d’arte e le strade panoramiche.
Secondo, perché, forse forse, io più di una settimana su una nave non avrei resistito. Il mare ed io non siamo buoni amici, se vedo una barca da lontano già mi sento male. Allora in tanti mi hanno detto “E vai a fare proprio una crociera?” Sì appunto, perché se una crociera nella vita volevo sperimentare, questa era quella lungo i fiordi. E non me ne sono pentita, anzi! Tornassi indietro rifarei esattamente la stessa scelta.
Alcuni lati negativi di questo tipo di viaggio li abbiamo riscontrati, è ovvio. Innanzitutto il costo elevato, della crociera e soprattutto degli extra: escursioni, bevande ai pasti, mance. Ma dico io, già spendo 1.300 Euro, se di listino mi metti invece 1.350 senza obbligarmi al balzello delle mance una volta a bordo, io neanche me ne accorgo e te, Costa Crociere, ci fai molta più bella figura, no?
E poi la cosa un po’ sconfortante, ma giusto all’inizio, è stata valutare al momento dell’imbarco la tipologia del passeggero medio: tedesco, corpulento, di mezza età, con sandali e calzini. L’età media elevata ce la potevamo aspettare per questo tipo di crociera, ma il fenomeno era un po’ preoccupante nei suoi numeri: su 1.300 passeggeri, erano ben 1.000 i tedeschi, e solo 170 gli italiani, un centinaio gli spagnoli, qualche francese, inglese e giapponese. Passato lo sconcerto iniziale, ci siamo rincuorati quando la sera a cena abbiamo visto che avevano riunito allo stesso tavolo le coppie (italiane, ovvio) in viaggio di nozze, almeno abbiamo passato il resto del tempo in piacevole compagnia, sia sulla nave che durante le uscite a terra.
Gli altri aspetti da mettere in conto prima di partire in generale per una crociera sono il rischio del mal di mare, e la forzatura delle tappe con gli orari obbligati. Per quanto riguarda il mal di mare, nei fiordi la navigazione è sempre stata del tutto calma, i fastidi si avvertivano quando di notte si navigava in mare aperto: nessun problema, le pillole fornite gratuitamente al banco informazioni svolgevano la doppia funzione di far passare il mal di mare e consentire delle dormite immediate e profonde.
Per la questione delle tappe forzate, sicuramente chi è abituato a organizzarsi i viaggi da solo e rifugge i tour organizzati (come noi appunto), in una crociera non può che sentirsi imbrigliato e frenato nel suo desiderio di libertà di scoprire cosa c’è da vedere nei dintorni, e di rimanere un’ora in più in un posto che lo entusiasma, o un’ora in meno in altri luoghi che non trova interessanti. Nel nostro caso però devo ammettere che questo difetto intrinseco nelle crociere non ha penalizzato la bellezza del viaggio, perché buona parte del suo fascino risiede nei panorami che ci si offrivano durante la navigazione, da vedere comodamente seduti su una poltroncina o immersi nella vasca idromassaggio dell’area benessere. Sui ponti esterni si poteva stare giusto per un po’, il tempo di fare qualche foto, perché le temperature e soprattutto il vento consigliavano di optare per la sala lettura o appunto il centro benessere. Inaspettatamente emozionante per una pigrona come me, è stato correre sul tapis roulant di fronte alla vetrata di prua, vedendo l’acqua ai miei piedi e le montagne scorrermi lentamente di lato, e mi sembrava come di volare, di scivolare via sull’acqua, senza sentire la fatica della corsa. E poi dopo lo sport, sauna, bagno turco e idromassaggio con quella vista eccezionale di fronte, proprio la nostra idea di relax per il viaggio di nozze…. Così come sono stati rilassanti i ritmi tenuti anche nelle escursioni, in confronto ai nostri soliti tour de force!
Siamo riusciti a rendere stancante solo il nostro arrivo all’imbarco: giunti infatti in treno da Amburgo a Kiel, dalla stazione ci siamo incamminati vedendo in lontananza le ciminiere della nave, e non ci è venuto in mente di chiamare un taxi. Temendo di essere in ritardo, abbiamo (anzi, Francesco ha) trascinato a tutta velocità 30 kg di trolley per la strada che, curvando, allontanava sempre di più la visuale delle ciminiere, un po’ come un miraggio nell’unica giornata calda del nostro viaggio… Siamo arrivati all’imbarco sudati e trafelati e, lasciati i bagagli, ci siamo catapultati subito a prendere il numerino per l’imbarco senza neanche guardarci intorno, e neanche 5 minuti dopo stavano già facendo entrare il nostro numero… ovviamente non eravamo in ritardo… così siamo saliti sulla nave quasi per primi! Non avremo visto niente di Kiel, ma almeno abbiamo approfittato del buffet semi-deserto e ci siamo andati a riposare, in attesa che consegnassero le cabine, sui lettini a bordo piscina ancora non presi d’assalto dai tedeschi. E così la città, con la sua Kieler Woche che richiama migliaia di velisti e di curiosi sulle banchine, ce la siamo goduta dall’alto, finalmente riposandoci.

Dopo più di 24 ore di navigazione, il primo porto di attracco è stato Stavanger, da cui abbiamo deciso di fare l’escursione offerta (si fa per dire, 67 euro a testa!) dalla Costa, cioè la navigazione del Lysefjord con un piccolo e veloce battello. Complice la giornata meravigliosa (una delle poche che abbiamo trovato durante tutto il nostro viaggio), ci siamo immersi in scenari mozzafiato di rocce, cascate, boschetti, fari, casine di legno colorato, capre ormai addomesticate all’arrivo dei battelli di turisti.


Il passaggio sotto il Prekestolen (roccia del pulpito) non è stato così emozionante come pensavo, ma è inevitabile che dal basso non si intuisca che la caratteristica principale di questa roccia di granito, a strampiombo per 600 metri sul mare, è la sommità piatta da cui si gode di un panorama unico. Almeno a giudicare dalle foto! Perché si può arrivare in cima al Prekestolen solo a piedi, con due ore di cammino (più due per il ritorno)…. non era stata neanche presa in considerazione l’eventualità di andarci!

Il giorno dopo è stata la volta di Eidfjord, con un risveglio da lasciare a bocca aperta, quando tirando su la tendina dell’oblò, con gli occhi ancora semichiusi, mi sono vista davanti, a poche decine di metri, una montagna di cui non riuscivo a scorgere la fine, e poco più in là una cascata altissima.

Eidfjord è un piccolo villaggio, con una banchina del porto esagerata rispetto a tutto il resto, poche case, una locanda, un negozio di souvenir di fronte allo sbarco, ed un ufficio del turismo presso cui ci siamo procurati una cartina per fare una passeggiata lungo il fiume, fino ad un magnifico lago, e poi in mezzo al bosco e ai prati. Con altri quattro ragazzi ci siamo addentrati in un paesaggio a cui le foto non rendono giustizia, il verde degli alberi interrotto dall’acqua che non ha colore, tanto è trasparente, qua e là qualche casa rossa con fiori meravigliosi e colorati, e le cassette della posta, tutte uguali, tanto che alcuni le hanno personalizzate con dei fiorellini o i Simpson o Winnie The Pooh.

Dove il sentiero scollinava in mezzo a un grande prato, abbiamo oltrepassato un cancellino in una recinzione di legno, ed una cassetta della posta solitaria ha attirato la nostra attenzione, l’abbiamo aperta e dentro abbiamo trovato un libro degli ospiti con una penna, per lasciare la nostra firma!

Anche il giorno successivo a Bergen abbiamo declinato il gentile invito della Costa ad aggregarci al tour guidato per la modica cifra di una cinquantina di Euro e, con la piccola guida che mi ero fatta spedire per posta dall’Ufficio del Turismo Norvegese, abbiamo esplorato da soli (ancora in compagnia degli stessi amici) Bryggen, il mercato del pesce, le stradine che portano alla DomKirken, la grande piazza Torgallmenningen animata dal concerto di una banda, la Håkonshallen e la Rosenkrantztårnet (ma solo dall’esterno).


Insieme al panorama di alberi e cascate e case rosse, Bryggen è forse l’immagine che per me rappresenta questo viaggio. L’antico quartiere in cui risiedevano i commercianti della lega anseatica a partire dal 1500, è un dedalo di case e magazzini di legno di diversi colori ed inclinazioni e forme, ed è rimasto così ben conservato che l’unica cosa che stona qui è l’affollamento dei gruppi di turisti (che noi contribuiamo a rinfoltire!). Anche il mercato del pesce è molto caratteristico, ai banchi ci sono ragazzi di varie nazionalità e ovviamente anche italiani, uno di loro ci fa assaggiare una fettina di carne di balena, altri banchi servono hamburger di renna e di alce, assai curiosi per noi sono dei panini avvolti nel cellophane ed imbottiti all’inverosimile di gamberetti e salmone. Non c’è da stupirsi che costino l’equivalente di 9 Euro!

Nel pomeriggio ci siamo dedicati allo shopping di magneti a forma di troll e di alce, due berretti di lana con le trecce, e un paio di cosine nel negozio di Natale che però mi aspettavo più originale; acquistando nei negozi con il marchio Tax Free abbiamo ricevuto poi il rimborso del 12% di quanto speso, giusto 10 euro che poi abbiamo giocato (e ovviamente perso) alle slot machine del casinò sulla nave.
Prima di risalire sulla nave, abbiamo fatto in tempo anche a prendere la funicolare Fløibanen: il costo del biglietto di circa 9 Euro a testa è ampiamente ricompensato dalla visuale su Bergen e sulla costa di fronte, vista (con relative foto) purtroppo disturbata e sfocata dalla nebbia, che sin dalla mattina incombeva sulla città.

Questa è una zona assai piovosa, le statistiche dicono che in media piove 260 giorni l’anno, e il marito meteorologo osserva che è dovuto al fatto che ci troviamo ad una latitudine di 60° Nord, dove staziona una fascia di basse pressioni permanenti. E a tal proposito, se si pensa che la Norvegia è più o meno alla stessa latitudine dell’Alaska, si capisce come una tale abbondanza di precipitazioni, abbinata all’influsso della corrente del Golfo che mitiga le temperature, renda questo paese così verde e rigoglioso, e permetta l’agricoltura fino a latitudini elevate. Sembra quasi logico e naturale che le case, con i loro giardini curati, abbiano aiuole multicolori altrettanto perfette, ma abbiamo appreso poi che questi fiori hanno un costo notevole sia per l’acquisto annuale che per la manutenzione, non riuscendo a sopravvivere all’inverno, che per quanto mite arriva di solito ai 10 gradi sotto zero.

L’ultimo fiordo previsto nell’itinerario era il Sognefjord, il più grande e lungo della Norvegia, anche se questa caratteristica si apprezza di più sulla cartina che non dalla nave. Al risveglio del penultimo giorno di crociera eravamo già attraccati a Flåm, piccolo paesino che non abbiamo fatto in tempo a vedere perché, avendo scelto di partecipare all’escursione della Costa, scesi dalla nave ci siamo trovati subito sul binario da cui parte un trenino che è un’istituzione nazionale, il Flåmsbana. La linea ferroviaria è un’opera di ingegneria formidabile, ma il resto del fascino ce lo mette la natura: il viaggio di circa 20 km con più di 800 metri di dislivello, con dei tunnel a spirale che fanno perdere l’orientamento, attraversa paesaggi incontaminati di pascoli, fiumi, montagne, boschi, cascate, strade a zig zag che si inerpicano a fianco dei torrenti.


Tra una galleria e l’altra, arriva come un’esplosione la possente cascata Kjosfossen, dove il treno fa una brevissima sosta permettendo ai passeggeri di scendere e fare le foto dalla piattaforma in legno. L’intera gita con il trenino è stato uno dei momenti più emozionanti di tutto il nostro viaggio di nozze.

Arrivati a Myrdal, un altro treno ci ha condotti fino a Voss, lungo un tragitto più insignificante, a confronto del primo; anche la cittadina di Voss, rinomata per gli sport estremi, a noi turisti ha detto ben poco a parte la chiesa in pietra con il tetto in legno, se non fosse che era una tappa obbligata per il pranzo in un hotel storico. Sopravvissuti alla ressa del buffet a base di salmone, abbiamo preso posto sul pullman con cui abbiamo proseguito il resto dell’escursione accompagnati dalle interessanti spiegazioni della guida, facendo tappa alla spettacolare cascata Tvindefossen e poi lungo il valico del monte Vikafjell.

Il panorama è sempre quello, ma ancora una volta sorprendente, di cascate, ruscelli, casette con il tetto inerbito, pascoli, montagne innevate. Salendo ci si avvicina sempre di più alla neve, finché in prossimità del valico la strada stretta, che il pullman percorre con tanta agilità, sembra ancora più stretta passando tra alti strati di neve compatta, che alimentano rigagnoli di acqua alla base, in un lento e costante scioglimento, aiutato dalla primavera calda che anche in Norvegia hanno avuto quest’anno.

Sarà stato anche meno freddo del solito, ma durante tutta l’escursione odierna, il cappellino che avevamo comprato a Bergen mi ha fatto proprio comodo!
Il tour in pullman è terminato con la visita della stavkirke Hopperstad presso Vik, una delle chiese di legno che i popoli vichinghi costruirono quasi 900 anni fa (in tutta la Norvegia ve ne sono ad oggi una trentina), applicando le tecniche costruttive delle navi, con l’accortezza di fare un basamento in pietra per proteggere i pilastri di pino dall’umidità del terreno.

E davvero questa chiesa ricorda una nave vichinga, tutta incatramata, con gli archi stretti, i timpani a punta ed in alto le teste di dragone come quelle che adornavano le prue delle antiche navi conquistatrici… e poi il cimitero a fianco della chiesa (com’è usanza qui), e la posizione isolata in una collinetta, rendono questo luogo davvero fiabesco… Peccato, come sempre, essere arrivati lì con una mandria di diversi pullman, dovendo fare i turni per entrare in chiesa e potendo stare dentro solo pochi minuti, ad ascoltare una frettolosa descrizione dell’interno buio ma affascinante, mentre i soliti maleducati facevano le foto pur essendo esplicitamente vietato.
Le ultime ore (anzi, minuti) trascorse in terra di Norvegia le abbiamo passate in un negozietto specializzato in canne da pesca e oggetti natalizi, curioso abbinamento, ma d’altra parte non ci potevamo mica portare a casa tutti quegli spiccioli norvegesi…. ci rientravano giusto un paio di magneti per addobbare anche il frigo quando arriverà il Natale!

E così è arrivato anche l’ultimo giorno pieno, di sola navigazione in mare aperto. Giornata di relax e lettura e sauna, guastata giusto dal lieve e costante dondolio della nave… avevo tutto il mondo che mi girava intorno… e continuava a girare… e ancora… ed ha continuato a girare anche per un paio di giorni dopo lo sbarco definitivo a terra!

Che dire? Probabilmente non rifaremo mai più una crociera (chissà, forse quando saremo vecchietti, per festeggiare le nozze d’oro…), ma siamo davvero contenti di com’è andato il nostro viaggio…. che non finisce mica qui, eh! Ancora qualche giorno in Germania, e poi ritorneremo a casa!

Pin It
Tags:

Ci sono 6 commenti su “Crociera "Fiordi Norvegesi" con Costa Classica

Lascia un commento

Commenta con Facebook