Amburgo, Brema, Lubecca e…

Germania del Nord
Viaggio di nozze – terza e ultima parte

Dopo una settimana in Olanda ed una di crociera lungo i fiordi norvegesi, ci rimaneva ancora qualcosa nel budget “soldi-giorni di ferie” del nostro viaggio di nozze. Arrivando la crociera a Kiel, e con il fatto che da Lubecca a Pisa c’è giusto un volo diretto Ryan-Air, ci siamo detti “perché non proprio la Germania del Nord?”

Dico genericamente Germania del Nord, perché regioni come Schleswig-Holstein, Bassa Sassonia, Meclemburgo-Pomerania, sono poco pronunciabili o troppo altisonanti, più familiari sono invece i nomi di alcune delle mete che ci eravamo prefissi: Amburgo, Lubecca, Brema, oltre a Schwerin e Wismar. Non avevamo preparato proprio un itinerario fisso, ma avevamo studiato sulla Lonely Planet della Germania (purtroppo anche questa aggiornata al 2004, come quella dell’Olanda), e ci eravamo fatti spedire del materiale dall’Ente del Turismo Tedesco.

Amburgo l’abbiamo inserita come tappa tra l’Olanda e la crociera, avendo trovato un volo Lufthansa da Amsterdam ad Amburgo con tariffa conveniente ed orario ottimo per lasciarci un’intera giornata a disposizione. Infatti alle 10.00 eravamo già usciti dall’aeroporto, e con il pullman siamo arrivati alla stazione centrale in poco più di 20 minuti. Per una questione di comodità avevamo scelto l’hotel Graf Moltke che è proprio di fronte alla stazione, ma a ben vedere oltre alla posizione e alla pulizia questo albergo non ha altri lati positivi, per cui è stato subito segnato nel nostro libro nero degli hotel del mondo…

La nostra visita di Amburgo è partita comunque nel migliore dei modi, quando all’ufficio informazioni turistiche abbiamo scoperto che l’Hamburg Card da soli 11,80 Euro è valida per due persone e permette l’uso di tutti i mezzi pubblici e sconti su vari ingressi. Seguendo l’itinerario a piedi proposto dalla guida, abbiamo prima percorso una strada pedonale animata dalla gente a passeggio per gli acquisti del sabato mattina, siamo quindi arrivati di fronte al bellissimo Rathaus, poi una deviazione a vedere i negozi dei bianchi portici Alsterarkaden. Nel tragitto verso l’Elba, ci siamo fermati alle rovine della chiesa di St Nikolai, e siamo saliti con l’ascensore di vetro fino alla sommità del campanile (o meglio, di quel che resta del campanile) per una vista a 360° sulla città.


Attraverso la Deichstrasse, breve via con bei palazzi – dove abbiamo anche pranzato con le crepes del ristorante bretone Ti Breizh – siamo quindi arrivati alla Speicherstadt, enorme complesso di vecchi magazzini in mattoni rossi, che adesso ospita alcuni musei e qualche bar e ristorante. Non ha ancora il fascino e le attrattive dei Docks di Londra, anche se si stanno attrezzando per trasformare quest’area portuale in area urbana, ma la vista che si ha arrivando, al di qua del canale, è veramente bella, un simbolo della città, insieme a quella del lungo lago.

Ci eravamo lasciati per il dopo pranzo il giro in battello dei navigli, purtroppo non immaginavamo che i biglietti andassero esauriti in breve tempo, e ci siamo dovuti accontentare del giro dei canali della periferia residenziale, un bel percorso di 2 ore con vista su case e giardini verdi, e poi ancora case e giardini verdissimi, e per cambiare giardini verdissimi e villette. Se qualcosa di particolare ci poteva essere, noi non lo sapremo mai, perché il comandante tuttofare del battello, nonché guida turistica e all’occorrenza barista, parlava solo in tedesco, dicendo amenità che facevano ridere tutti tranne noi, che capivamo giusto poche parole qua e là. La nenia in tedesco in sottofondo, la monotonia del paesaggio, la sveglia mattutina all’alba, sono stati per me un mix micidiale, e dopo neanche un’ora ho inforcato gli occhiali da sole e mi sono addormentata.
A conclusione di questa escalation al contrario della nostra visita di Amburgo, dopo esserci riposati e cambiati in albergo abbiamo provato ad andare a cena dalle parti della Reeperbahn, nel quartiere a luci rosse St. Pauli: a leggere alcune guide, articoli, pagine web, sembrava che questo quartiere fosse addirittura più vivace e divertente di quello di Amsterdam. Evidentemente quegli articoli dovevano essere molto datati, forse qualche anno fa i giovani di Amburgo passavano il loro sabato sera da queste parti, ma adesso… se non fosse stato per una moltitudine di gente “normale” e di ogni età, che verso le 19.30 fluiva verso i numerosi teatri della zona, non mi sarei sentita affatto al sicuro, tra facce losche ed ubriachi non molesti ma comunque preoccupanti. Perciò siamo tornati con la metropolitana in centro dalle parti del Rathaus, passando in breve tempo da quello squallore all’eleganza di tante giovani in abito da sera che sembravano andare ad un ballo delle debuttanti. Eppure, per essere sabato sera d’estate, non c’era tanta gente in giro… non mi resta che pensare che, se adesso c’è un nuovo centro d’attrazione per la vita notturna in città, le nostre guide non ne sono al corrente.

Un buon consiglio che invece ci ha fornito la Lonely Planet è stato quello di non perdersi il mercato del pesce che si tiene la domenica mattina. In questo grande e chiassoso mercato le bancarelle non vendono solo pesce, la maggior parte delle persone che abbiamo incrociato aveva le sporte piene di frutta e verdura, che i banditori vendono a mo’ di asta, mettendo in scena teatrini molto apprezzati dal pubblico. Nell’edificio in ferro battuto che è il fulcro del mercato, si tiene una specie di festa della birra, che ricorda pari pari le nostre sagre di paese, con grandi tavolate e le panche stipate di gente allegra, che mangia wurstel e cipolle e beve birra, mentre sul palco un complessino suona una musica che fa da sottofondo al vocìo. La foto che abbiamo scattato ha immortalato anche un orologio che ci ricorda che sono le 8.45… di mattina!!!

Il nostro giro in Germania è proseguito 6 giorni più tardi, il 30 Giugno, dopo l’intermezzo costituito dalla crociera. La casa base l’avevamo scelta a Lubecca, sia perché baricentrica rispetto alle nostre mete, sia perché era una delle città che ci interessava di più. L’hotel che avevamo prenotato tramite l’agenzia era il Bestwestern Aquamarin in Dr.-Luise-Klinsmann Str., tranquillo, pulito, un po’ anonimo ma… con gli avvolgibili alle finestre! Miracolo! Finalmente dopo 13 giorni abbiamo potuto dormire al buio completo, quanto mi mancava questa cosa…

A bordo di una Polo Wolkswagen presa a noleggio a Kiel e restituita l’ultimo giorno all’aeroporto di Lubecca, abbiamo girato per strade panoramiche in mezzo a paesaggi variegati di boschi, campi, pale eoliche, chioschetti a forma di fragola, e paesini curati, trasposizione moderna dei luoghi in cui da piccola ambientavo nel mio immaginario le fiabe dei fratelli Grimm. Il primo impatto in particolare è stato assai positivo, lungo la via che collega Kiel a Travemünde, passando da Plön, una strada con lievi saliscendi e un po’ di curve, quel tanto che basta per renderla piacevole anche per chi guida.

Prima tappa, Travemünde (dove poi siamo tornati anche l’ultimo giorno), località balneare sul mar Baltico, sede del Sand World, un festival delle sculture giganti di sabbia. Il festival purtroppo iniziava alcuni giorni più tardi, siamo stati comunque fortunati a poter fare qualche foto di contrabbando tra i pali delle staccionate, agli scultori all’opera sulla spiaggia di Primwall, raggiungibile solo con 5 minuti di navigazione su un traghetto che fa la spola di continuo tra le due sponde del fiume Trave, in prossimità della foce.
L’altra caratteristica di Travemünde, come delle altre località balneari sul Baltico, battute dal vento, sono gli Strandkörbe, dei divanetti in vimini con tanto di schienale e tettino, che vengono noleggiati agli intrepidi bagnanti. Fa un po’ sorridere il pensiero che questi sono l’equivalente dei nostri ombrelloni e sdraio…

Da Travemünde abbiamo proseguito verso Wismar, antica appartenente alla Lega Anseatica, con un centro storico ben preservato, con caratteristici edifici in mattoni in stile gotico baltico. Avrebbe anche una bellissima piazza (il Markt – che in tutte queste città la piazza principale si chiama così!) con un’originale fontana, peccato però che l’area sia occupata proprio al centro da un parcheggio e da un piccolo mercato assai poco caratteristico. Le vie che dal Markt vanno verso il porto sono più tranquille ed intime, ma giunti al porto abbiamo trovato un brulicare di gente accorsa per il mercato del pesce del sabato, alcuni pescatori vendevano direttamente dalle barche accostate alla banchina, poco più in là c’era invece un mercato generico, ancora oltre si scorgeva la ruota di un luna park, ma visto il cielo che volgeva al brutto siamo tornati in macchina giusto in tempo per non inzupparci. A soli 30 km da Wismar si trova Schwerin, dove abbiamo passato il resto del pomeriggio al meraviglioso castello costruito su un’isola del lago Schweriner See, che anche solo dall’esterno mostra il suo sfarzo, nei giardini con le grotte e le isolette sul lago, nelle facciate di diversi stili, nelle guglie che mi fanno pensare (almeno a me che l’ho visto solo in foto) ad una piccola Neuschwanstein color ocra.

Il giorno dopo è stata la volta di Brema, la patria dei quattro musicanti, accogliente cittadina in cui abbiamo trascorso mezza giornata solamente passeggiando. Siamo partiti dal Markt, una delle piazze più belle che abbiamo visto in Germania, dove il cavaliere Rolando fa la guardia alla città dall’alto dei suoi 5 metri e più, fronteggiando il Rathaus


Dalla piazza abbiamo imboccato la piccola via che porta alla Böttcherstrasse, curioso esempio di Liberty in mattoncini rossi, una sequenza di palazzi uno più bello dell’altro, con fontanelle, decorazioni, un piccolo acquario incastonato nella parete, un carillon triangolare di campanelle che tre volte al giorno fa sostare molti turisti nella piccola piazzetta di fronte al ristorante Flett, in cui abbiamo pranzato seguendo il consiglio della Lonely Planet, soprattutto per vedere l’interno tappezzato di foto in bianco e nero.
[albumimgl]13347[/albumimgl]Infine, la zona che più ci è piaciuta, l’antico quartiere di Schnoor, fatto di stretti vicoli lastricati su cui si affacciano piccole case, adesso occupate da negozi, gallerie e ristoranti, tra rampicanti sulle facciate, insegne in ferro battuto, vasi di fiori e merce colorata.
[albumimgr]13355[/albumimgr]I 4 animali protagonisti della fiaba dei fratelli Grimm (l’asino, il cane, il gatto e il gallo) popolano giocosamente diversi angoli della città: oltre alla statua ufficiale in bronzo vicino al Municipio, ve ne sono alcune variamente colorate e posizionate, ma molte altre statue e fontane curiose rendono questa cittadina allegra e scanzonata. Unico neo della visita di Brema, la Bleikeller ospitata nel sottosuolo del Duomo, ampiamente pubblicizzata dalla Lonely Planet per gli otto cadaveri mummificati che vi sono conservati, è davvero deludente al confronto di altre simili che abbiamo visto in Sicilia o in Portogallo, per fortuna il biglietto costa pochi spiccioli e la visita non ruba più di 10 minuti. Avremmo voluto visitare anche il birrificio della Beck’s, ma la domenica è chiuso, e la nostra guida non lo riportava!

Il penultimo giorno siamo rimasti a Lubecca, e dopo 2 sere di passeggiate senza meta (anzi, in direzione dei vari ristoranti), l’abbiamo finalmente visitata da bravi turisti, prima con una gita in battello e poi a piedi, guida alla mano. Prima ancora di iniziare con le visite, ci siamo fermati da Niederegger a fare scorta del tipico marzapane, ovviamente avendo testato di persona che è buonissimo, non stucchevole come quello nostro! E poi Niederegger merita comunque una sosta perché le sue vetrine sono dei capolavori, le sculture di marzapane riproducono le spiagge di Travemünde ed i monumenti della città in modo eccezionale. C’è da dire che i palazzi stessi di Lubecca sembrano fatti di marzapane, a partire dalla porta di accesso alla città, la Holstentor, possente ma un po’ storta, e poi il Markt con il Rathaus, e anche le singole facciate delle case, su cui si ha una bella vista dall’alto del campanile della Petrikirche.



Nella Petrikirche, ancora più che in tutte le altre, mi ha colpito molto il contrasto tra l’esterno di mattoncini rossi scuriti dal tempo e gli interni intonacati di bianco, che esaltano la percezione di altezza, già assai sviluppata nelle forme gotiche. La principale e più grande chiesa di Lubecca, la Marienkirche, sembra ancora più grande proprio per la luce che la pervade, ma è in un angolo semibuio che è conservato quello che a noi è rimasto più impresso: le campane crollate durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale che sono state lasciate lì dove sono cadute, con un’illuminazione particolare che rende questo monumento alla memoria davvero commovente.

Anche all’esterno della Marienkirche c’è una piccola statua commemorativa, ma questa volta riferita ad una leggenda: un buffo diavoletto in bronzo, seduto su un masso, che si dice aver partecipato alla costruzione della chiesa credendo fosse una birreria!

Ed in tema di bere e di mangiare, anche qui siamo andati a colpo sicuro con i locali consigliati dalla Lonely Planet (tanto per non fare da cavie!): il Miera (Hüxstr. 57), gastronomia con prevalenza di prodotti italiani e francesi, dove abbiamo pranzato con un piatto di 5 assaggi molto ben cucinati ma non economico, il Tipasa ( Schlumacherstr. 12), ottimo il kebab e lodevole la saletta non fumatori, e il Hieronimus (Fleischhauerstr.81), ospitato in un vecchio magazzino tutto di legno scuro, dove abbiamo preso una pizza inaspettatamente buona, l’unica pietanza in cui eravamo sicuri non ci fosse la cipolla!

L’ultimo giorno, visitate già tutte le mete che ci eravamo prefissi, abbiamo girato un po’ con la macchina lungo la Deutsche FerienRoute Alpen-Ostsee (strada panoramica che collega le Alpi al Baltico) e l’antica via del sale arrivando fino a Lüneburg, graziosa cittadina dal cui sottosuolo per lungo tempo è stato estratto il sale, provocando cedimenti differenziati del terreno che hanno lasciato molti palazzi sbilenchi, un po’ come quelli di Amsterdam.


Una curiosità che ci ha colpito qui è quella che noi abbiamo ribattezzato la Fish Parade, sulla scorta delle Cow Parade che hanno girato tante città del mondo: praticamente ad ogni lampione, insegna di negozio, balcone, sono appesi pesci (adesso dal dizionario vedo che si tratta di uno sperlano, pesce che vive nel Mar Baltico) tutti colorati e decorati in modo diverso; addirittura seduto sul tetto di un palazzo, un pescatore gigante attende con la sua canna da pesca sospesa sulla strada. Nei dintorni di Lüneburg sarebbe stata molto interessante la brughiera, ma non in una giornata grigia e piovosa come questa, che abbiamo deciso di finire nuovamente a Travemünde e poi a Gottmund, sobborgo di Lubecca, tranquillo villaggio con casette dai tetti in paglia che sembrano quelle dei Puffi che avevamo da bambini.

E così, il 4 Luglio è terminato il nostro viaggio di nozze. Per riportare in tempo la macchina alla Hertz, siamo arrivati all’aeroporto di Lubecca con largo anticipo, e abbiamo dovuto aspettare in totale quasi 4 ore. Peccato che l’aeroporto non offrisse nessuno svago, nessun negozio aperto (anche chiusi, ce n’erano giusto un paio!), solo un bar con panini cari e ghiacciati, e un piccolo duty free, sotto un tendone che ha trasformato un vecchio hangar in una sala imbarchi.
Un po’ come quando si va al cinema al Vis Pathé: si entra con tappeti di velluto rosso, luci studiate e leccornie di ogni genere, e si esce dall’uscita di emergenza con la porta tagliafuoco, nel retro del parcheggio tra i cassonetti della spazzatura.
Così il nostro viaggio in questi posti bellissimi, espressione di natura arte e storia, si conclude in sordina. Pazienza! Nella noia dell’attesa all’aeroporto, si passa il tempo pensando alla prossima meta!

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