Tre settimane in Egitto Fai da te

Ecco il racconto del nostro viaggio in Egitto: 3 settimane divise lungo la Valle del Nilo e un po’di relax sulla costa del Mar Rosso. Dopo alcuni anni in cui io, Beppe (il mio ragazzo) e Simone e Alessandra (i nostri amici e compagni di viaggio) accarezzavamo l’idea di affrontare un viaggio in Egitto, finalmente quest’anno la nostra idea si e’ realizzata. E cosi’ con un po’ di anticipo ci siamo messi ad organizzare il nostro viaggio, rigorosamente fai da te.

L’itinerario che abbiamo scelto e’ stato quello classico lungo il Nilo, ma ci siamo concessi molto piu’ tempo e abbiamo visitato alcuni siti non toccati dalla classica crociera sul Nilo. L’ultima settimana invece e’ stata destinata al relax a Sharm el Sheikh.

Siamo partiti domenica 28 luglio da Malpensa alle ore 20.30 con un volo della Hungarian Airlines con scalo a Budapest. La nostra proverbiale fortuna si vede dall’inizio…l’unico nubifragio che si è abbattuto in Italia da mesi è scoppiato proprio durante l’imbarco del nostro volo con conseguente ritardo di due ore. Considerando che tra il nostro volo Milano-Budapest e quello Budapest-Cairo c’era soltanto un’ora, eravamo preoccupatissimi di perdere la coincidenza (oltretutto il successivo volo per Il Cairo ci sarebbe stato due giorni dopo con conseguente necessità di rivoluzionare il nostro programma di viaggio). Le Hostess non sapevano dire, neanche una volta decollati, se l’aereo avrebbe aspettato o meno, ma per fortuna quasi all’atterraggio a Budapest, ci dicono di spostarci nelle prime file per correre sull’altro aereo. Fortunatamente ci hanno aspettato e anche la preoccupazione per l’eventuale smarrimento dei bagagli è risultata infondata.

Arriviamo quindi al Cairo circa alle 5 locali. Sbrighiamo le incombenze aeroportuali: ritiriamo i bagagli, compriamo il visto allo sportello del cambio prima della dogana (costa 15 dollari, noi facciamo casino e paghiamo in euro e loro ci rincorrono per darci il resto corretto, il primo esempio di quanto questo popolo sia onesto, nonostante i pregiudizi che spesso si hanno), misurazione della temperatura per verifiche anti SARS (!), vidimazione del visto. Cerchiamo un taxi, perché ci porti alla Pension Roma, un hotel molto consigliato dalla Lonely Planet che abbiamo prenotato in anticipo. Il taxi ci costa 40 Lire Egiziane dall’aeroporto al centro (Il cambio e circa 1euro=7 LE). Siamo sorpresi dal fatto che non faccia particolarmente caldo (forse meno che in Italia) e non ci sia molto traffico in giro. Sono oramai le sei e mezza del mattino, siamo stanchi ma senza sonno…siamo indecisi se fare i super uomini e iniziare il programma di visita o andare a dormire. Scegliamo la seconda soluzione. L’hotel ha stanze semplici ma carine, e soprattutto pulite. Nonostante la camera si affacciasse sull’interno del palazzo (il cui cortile era tutt’altro che pulito), non abbiamo mai trovato nessun tipo di insetto (fatta eccezione per qualche zanzara, alla quale si può provvedere con i fornelletti forniti dall’hotel stesso). L’hotel e’ molto ben gestito da una signora inglese di origine italiana che fa rigare dritto il personale della pensione, le cui parti comuni hanno un’atmosfera davvero particolare, vagamente coloniale con i suoi mobili anni ‘40 e le tende di organza smosse dal vento.

Abbiamo notato come ci fosse una clientela varia, da ragazzi con zaino in spalla come noi, ad anziane signore che soggiornavano per lunghi periodi per studiare l’arabo. Il prezzo per notte in camera doppia era di 64 LE, colazione inclusa, a cui abbiamo dovuto aggiungere 2,5 LE al giorno per l’utilizzo del ventilatore.

In taxi ci dirigiamo verso la nostra prima meta: la Cittadella. Ci rendiamo conto di quanto la nostra prima impressione fosse sbagliata. Infatti, il Cairo e’ la città più caotica che io abbia mai visto, un brulicare di taxi malconci che strombazzano a più non posso per farsi largo in mezzo alla jungla di traffico: accelerano, frenano, si spostano da un lato all’altro della via, ma non si fermano mai, neanche ai semafori e solo se gli viene intimato da un vigile (quando questo non viene investito). La Cittadella e’un complesso di moschee e palazzi, posto su una collina in posizione dominante sul Cairo islamico, in particolare sulle moschee Al Hassan e Ar Rifai. Il complesso è stato costruito in varie epoche a partire dal 1176 dal condottiero musulmano Salah el Din. Tra i monumenti più conosciuti la moschea risalente al 1870 in stile mammelucco e dedicata a Mohammed Ali, uno dei governatori che ha regnato in Egitto durante la dominazione turca nel corso dell’Ottocento. Dal piazzale di fronte alla Moschea di Mohammed Ali, abbiamo la possibilità di vedere in lontananza le grandi Piramidi di Giza e ancora più lontana la Piramide a Gradoni di Saqqara. La moschea è molto bella, con i suoi enormi lampadari e tappeti in stile turco. Nel cortile è possibile vedere l’orologio donato dal re Luigi Filippo in segno di riconoscenza per avere ricevuto dall’Egitto l’obelisco che oggi si trova in Place de la Concorde.

La nostra visita prosegue con una rapida occhiata alla Moschea An Nasr con le sue cupole e minareti in smalto verde e il museo della polizia, dove sono raccolti, tra le altre cose, cimeli degli attentati ai presidenti egiziani. Dopo una rapida occhiata agli aerei da guerra e ai carri armati esposti nel cortile del museo dell’Esercito, abbandoniamo la Cittadella per andare a visitare le due moschee che si trovano ai piedi del complesso. Purtroppo, era appena iniziata la preghiera e quindi le moschee Al Hassan e Ar Rifai erano chiuse. Decidiamo quindi di incamminarci a piedi verso la moschea di Ibn Tulum. Qui ci imbattiamo nel vero Cairo fatto di botteghe e muli, molto diverso da quello che avevamo incontrato nei paraggi del nostro albergo, che si trova in una via centrale e abbastanza commerciale. Purtroppo la moschea e’in ristrutturazione e ci vengono fornite le soprascarpe per non sporcare i tappeti. Saliamo in cima al minareto da dove si gode una vista meravigliosa sul Cairo: da un lato la Cittadella sulla collina e poi sulla città vera e propria e sui suoi numerosissimi minareti. Il sole si sta abbassando e la luce è bellissima, il vento caldo. Vediamo i bambini giocare con gli aquiloni, un’immagine che stride con le macerie e l’immondizia che ci sono tutto intorno. Non e’ raro vedere sui terrazzi delle case, sedie sdraio circondate dalle macerie con galline e papere che gironzolano felici. E’uno dei momenti del viaggio in cui ho veramente apprezzato essere in Egitto senza un viaggio organizzato a godermi un momento di vera pace. La visita ci costa 10 LE a testa per l’ingresso ma scopriamo dal tassista che invece l’ingresso era gratuito…va be’!!!

Prendiamo un taxi che ci porti a Ramsses Station per acquistare il biglietto del treno per Assuan che dovremo prendere tra pochi giorni. I turisti in Egitto non sono liberi di prendere tutti i treni ma solo alcuni che sono più veloci e non fermano in tutte le stazioni: quello delle 22 è uno dei più usati ed e’ consigliabile prenotare i posti a sedere con qualche giorno di anticipo. L’acquisto non e’ facile anche perché in Egitto non e’ chiaro il concetto di coda, per cui lo spazio che di solito lasciamo in Italia come privacy lì viene immediatamente occupato da almeno altre 3 persone. Torniamo verso l’albergo, la fame inizia a farsi sentire dato che abbiamo saltato pranzo….Andiamo al Felfela, un buon ristorante dove assaggiamo la cucina locale, che non ci ha però impressionato troppo per varietà e qualità.

Il giorno successivo sveglia verso le 7, ci prepariamo per andare alla Piana di Giza a vedere le Piramidi. Prendiamo la metropolitana fino alla stazione Giza e poi un taxi fino al sito. La metropolitana e’un ottimo mezzo per spostarsi per Il Cairo dal momento che e’ veloce e molto pulita. Una volta fermato il taxi, abbiamo fatto fatica a far capire al conducente quale fosse la nostra destinazione (Pyramids…meno male che l’inglese e’ diffuso!), ma alla fine eccoci!!. Arriviamo ai piedi della Grande Piramide di Cheope!! Compriamo il biglietto per accedere alla spianata (10 LE con la ISIC Card, importantissima in Egitto, non la dimenticate se siete studenti, offre uno sconto del 50% sui biglietti d’ingresso e il 33 % sui biglietti ferroviari!) e iniziamo ad aggirarci per il sito con il naso all’aria. Siamo sconvolti a pensare come sia stata possibile la costruzione di un’opera di tali dimensioni. Qui incontriamo un buon numero di turisti, che fino ad ora erano mancati ma non sono comunque tanti. I biglietti per entrare nella Piramide di Cheope sono gia’ esauriti dai tour organizzati (ci sono 150 biglietti disponibili di mattina e 150 per il pomeriggio). In realtà l’interno delle Piramidi è vuoto per questo non dovremmo avere perso molto. Vicino alla Piramide di Cheope si trovano le più piccole Piramidi delle Regine, le tombe delle mogli di Cheope.

Proseguiamo la nostra passeggiata tra le Piramidi, ammirando quella di Chefren, sulla cima della quale è visibile ancora piccola parte dell’originario rivestimento, di solo 9 metri più bassa di Cheope e infine quella di Micerino. In questa sono evidenti i danni causati da un generale musulmano che nel corso dell’Ottocento ha tentato di abbattere la Piramide. Abbiamo percorso a piedi la strada principale, riuscendo a rifiutare tutte le offerte di passeggiate e foto con dromedari e cavalli (siamo davvero orgogliosi di noi!). Nella Piramide di Micerino non ci sono limitazioni all’accesso, compriamo il nostro biglietto (5 LE) ed entriamo. Iniziamo a scendere per lo stretto e basso cunicolo che porta alla stanza sepolcrale, ma immediatamente ci rendiamo conto del cambio di clima…all’esterno una bella giornata soleggiata e con un po’ di venticello, all’interno un caldo indescrivibile che ci porta in pochissimi secondi ad essere completamente grondanti di sudore. Arriviamo alla fine del cunicolo (da percorrere chinati) e riprendiamo fiato e tentiamo di asciugarci (per quanto possibile…il tasso di umidità sarà del 100%!!). Si riparte e dopo un breve cunicolo orizzontale si entra nella camera sepolcrale dove non è rimasto molto. Ritornati in superficie, ci godiamo un po’ di meditativo riposo dando fondo alle nostre riserve d’acqua. Ammiriamo il paesaggio circostante, desertico con le dune sormontate dai singolari contorni dei poliziotti turistici a dorso di dromedario che presidiano la zona. Ritorniamo verso la piramide di Chefren, e da qui attraverso il tempio funerario di Cheope andiamo a visitare il museo della Barca Solare, dove e’ perfettamente conservata la barca con la quale la mummia di Cheope attraversò il Nilo e venne portata nella Piramide.

La barca fu poi sotterrata vicino alla tomba in modo che il faraone potesse utilizzarla nell’Aldilà. La barca e’ stata restaurata e ora e’ conservata in particolari condizioni di temperatura e umidità e i visitatori devono indossare delle soprascarpe per evitare che la polvere del deserto penetri all’interno. Da qui poi siamo scesi verso la Sfinge, che e’ di dimensioni piuttosto ridotte rispetto a quelle che ci si immagina. Ma è comunque molto d’effetto e soprattutto la vista finale con le tre Piramidi e la Sfinge è un panorama da mozzare il fiato! Dopo pranzo, torniamo in hotel e ci concediamo un po’ di riposo. Nel pomeriggio riprendiamo la metropolitana per raggiungere il Cairo Copto. La prima sensazione è di pace e silenzio, cosa molto rara nel resto della città. Entriamo a visitare la bella Chiesa Sospesa, così chiamata per il fatto di essere costruita sulle mura della città copta. Oltrepassiamo le mura e ci troviamo all’interno della città, una serie di viuzze lastricate, non raggiungibili in macchina. Qui visitiamo la Chiesa di Santa Barbara luogo in cui la Sacra Famiglia si sarebbe rifugiata durante la fuga in Egitto. Terminata la visita, torniamo in albergo e ci prepariamo per tornare a Giza per assistere allo spettacolo di Luci e Suoni (33 LE con lo sconto studenti). Lo spettacolo è secondo me carino, le Piramidi e la Sfinge illuminate sono molto suggestive, ma la narrazione è un po’ troppo ridondante e ampollosa, ma vale la pena di vederlo.

Il terzo giorno al Cairo di nuovo ci si sveglia presto. Circa alle 7 siamo gia’ per strada con meta Saqqara e la Piramide a gradoni di Zoser. Un tassista subito ci abborda all’angolo della via dell’albergo, come sempre noi rifiutiamo per principio dicendo che non ci serve un taxi ma alla fine iniziamo a contrattare e ci accordiamo perché ci accompagni tutta la mattina per 100 LE (circa 14 euro da dividere in quattro). Così percorriamo il centro, e la Corniche, dove ammiriamo il Nilo in tutta la sua larghezza e i palazzi moderni della Gezira Tower e dello Sheraton che si affacciano sul fiume. Prendiamo una tangenziale che ci fa passare nelle periferie più estreme della città e dove le Piramidi ci si mostrano con tutta la loro maestosità. Il nostro tassista è simpatico, parla molto bene l’inglese, ci racconta che è laureato in architettura ma purtroppo non c’e’ lavoro e quindi ha deciso di fare il tassista. Ha un sito internet e l’e-mail dove è possibile contattarlo dato che la sua filosofia e’ quella di avere più amici possibili. Ad ogni buon conto ci porta diritti alla meta senza nessuna deviazione in fabbriche di papiri e simili. Saqqara è a circa 25 km dal Cairo attraverso la campagna che è davvero molto verde lungo il corso del fiume lungo il quale sorgono piccoli villaggi malandati, mentre in lontananza si scorge il deserto. Il sito è molto vasto e comprende molto pi della sola Piramide a Gradoni. Questa Piramide, progettata da Imothep, medico e astronomo della corte del Faraone Zoser (III Dinastia) precede quelle di Giza di circa 300 anni, e si può dire che rappresenti il primo passaggio dalla vecchia mastaba alla piramide vera e propria. Si arriva alla perfezione delle Piramidi di Giza attraverso le Piramidi Romboidali di Dahsur (alcuni km piu’ a sud di Saqqara). Oltre alla Piramide (dove non si può entrare) è oggi visitabile anche il tempio funerario di Zoser. Da un punto rialzato del tempio si scorgono sia le Piramidi di Abu Sir a nord che quelle di Dahsur a sud. La nostra visita prosegue con la Piramide di Titi, e la Mastaba di Mereruka, (la tomba del visir del Faraone Titi e della sua famiglia).

La Piramide ad onor del vero ora sembra più un cumulo di macerie che un monumento. L’interno pero è molto ben conservato e si trova ancora il sarcofago in granito e un esempio di Testi della Piramide. La Mastaba di Mereruka e’ composta da 32 stanze con bei rilievi raffiguranti la natura egiziana, scene di pesca e di offerte. Tornati al taxi che ci ha pazientemente aspettato al sole, partiamo alla volta di Menfi, l’antica capitale dell’Alto e Basso Egitto che si dice essere stata una città fiorente per piu’ di 2000 anni! Ora di quella città non rimane nulla al di fuori del colosso di Ramsess II custodito nel museo di Menfi e alcune altre statue, tra cui la famosa Sfinge di Albastro. Tutta la città è stata sepolta dalle annuali piene del Nilo e oggi si trova sotto spessi strati di limo.

La sera siamo poi tornati alla Cittadella per assistere alle Danze Sufi. Si tratta di uno spettacolo (gratuito) che si tiene il lunedì e il mercoledì. Trovare il posto dove la compagnia si esibiva e’ stata davvero un’impresa, dato che il taxista che ci ha caricati non aveva capito dove andare e si e’ fermato un sacco di volte per chiedere informazioni a gente che non capiva cosa noi stessimo mimando. I Darvishi, infatti, sono dei mistici di setta islamica che usa roteare per creare un’estasi che mette in collegamento con Dio. Lo spettacolo, che dura circa un’ora e mezza, è molto bello e con musiche e danzatori molto coinvolgenti.

Ultimo giorno al Cairo. La mattina è dedicata alla visita del Museo Egizio. Siamo accolti da una folla incredibile di turisti (ma dove si sono nascosti nei giorni precedenti??). Il numero di reperti, sarcofagi, mummie, e statue è davvero impressionante…l’esposizione è un po’ caotica, ma i reperti sono impedibili. In particolare mi hanno colpito la parte dedicata ad Akenaton, il faraone eretico che cambiò il suo nome (da Amenothep IV) che abbandonò il culto di Amon e la capitale Tebe per spostarla a Tell el Amrna e iniziare il culto di Aton. La sala delle mummie dove sono esposte una dozzina di mummie in perfetto stato di conservazione è sorprendente. Il pezzo forte del museo e’ senza dubbio il tesoro di Tutankamon. Di per sé, Tutankamon è un faraone minore, ha regnato per pochi anni, mai da solo ed e’ morto a vent’anni. Ma la vera particolarità e’ che la sua e’ l’unica tomba che e’ stata trovata intatta e non profanata e quello che e’esposto e’ solo una parte del suo tesoro…insomma riflettiamo su quali immensi tesori dovessero essere contenuti nelle tombe di faraoni ben più noti. Nella prima parte delle sale dedicate a Tutankamon sono contenuti gli oggetti che dovevano servire al faraone nella sua vita ultraterrena…tra le altre cose più di 450 servitori in terracotta, 2 guardie (statue a grandezza naturale placcate in oro), 3 diversi letti dorati e 2 troni, 5 carri…oltre i numerosi oggetti in alabastro di una bellezza e di una finezza strabiliante. Dei pezzi che mi sono molto piaciuti sono i vasi canopi (che contengono gli organi del faraone) in alabastro. Il tesoro vero e proprio lascia senza fiato. Infatti la mummia era contenuta in un sarcofago di legno a sua volta contenuto in un sarcofago completamente rivestito d’oro, il quale e’a sua volta contenuto in un sarcofago ancora piu’ grosso placcato oro e decorato con pietre preziose. La mummia indossava inoltre la famosa maschera che pesa 11 kg ed e’ di oro massiccio.

Il pomeriggio è invece stato dedicato alla visita del Cairo islamico e del mercato di Khan el Khalili. Visitiamo la moschea Al Azhar, una delle più antiche del Cairo, che e’anche una della più importanti università di teologia del mondo arabo. La moschea e’ molto bella, io e Ale dobbiamo coprirci anche la testa (avevamo pensato ai pantaloni lunghi e a coprire le spalle…ma per la testa niente). La moschea ha cinque minareti come cinque sono le preghiere in un giorno, due dei quali sono costruiti secondo l’architettura mammalucca. Visitiamo la sala dove si svolge la preghiera (attualmente invece ci sono un buon numero di uomini che dormono sui tappeti godendosi il fresco dei ventilatori!), suddivisa in un’area per gli uomini e una riservata alle donne. Ci inoltriamo poi nel mercato di Khan el Khalili. Subito perdiamo il senso dell’orientamento e dobbiamo tornare nella via principale per capire dove siamo. Presto ci fermiamo al caffè Al Fishawi, dove prendiamo un buon te in questo locale tipico che pare non chiudere mai da oltre 200 anni. Il mercato si suddivide a seconda della merce venduta. Purtroppo non abbiamo fatto un giro molto approfondito per problemi organizzativi che dovevamo risolvere e ci hanno un po’ rovinato il pomeriggio. La mia impressione è stata di un mercato meno reale rispetto a quelli visti in Marocco, molto più caotici e ricchi d’atmosfera. Qui ho notato negozietti un po’ troppo perfetti e ordinati rispetto a cosa mi aspettavo.

Terminato il nostro giro, siamo tornati in albergo, dove dopo un controllo sul budget della vacanza, ci siamo preparati per andare alla stazione per prendere il treno delle 22 per Assuan (55 LE in prima classe con lo sconto studenti). Abbiamo fatto rifornimento di croissant e focacce da Al Abd, una delle più famose pasticcerie del Cairo in 26th July Street. Arriviamo alla stazione al binario 8 con una buona mezz’ora di anticipo. Il treno che è fermo sulla banchina per fortuna non è il nostro! Il treno che va ad Assuan sembra più moderno, e la nostra prima classe non e’ male, con sedili larghi e reclinabili che ci permetteranno di dormire buona parte delle 15 ore di viaggio.. Come dicevo la prima classe era ottima e per fortuna le migliaia di bambini che viaggiavano nel nostro vagone si sono addormentati (gli spagnoli no…). Esiste anche un treno lussuoso che ha delle vere e proprie cabine e servizio ristorante gestito da una società privata ma l’abbiamo giudicato troppo costoso (circa 50 $).

L’unico problema del viaggio è stata l’aria condizionata molto forte (avevamo freddo nonostante i pantaloni lunghi e il maglioncino di cotone…).All’alba il paesaggio è molto cambiato, il treno corre in una verde campagna dove in mezzo scorre il Nilo. Vediamo i primi contadini a lavoro nei campi, in mezzo alle coltivazioni di banane, gli ibis nei campi. Velocemente percorriamo superiamo i principali centri del Medio e Alto Egitto: Qena, Luxor, Esna, Edfu, Kom Ombo. Alle 10 circa siamo ad Assuan. Scesi dal treno, siamo subito circondati da taxisti che vogliono portarci negli alberghi di loro fiducia, ma noi stoici abbiamo proseguito la selezione degli hotel dalla nostra guida. Ci facciamo portare in un paio di hotel, Simone e Beppe vanno a ispezionare le camere e la scelta cade sul Hator Hotel, situato sulla Corniche sul Nilo. Il pezzo forte dell’albergo è, infatti, la terrazza all’ultimo piano con una piccola piscina. Il prezzo è di 45 LE per camera, colazione inclusa (circa sei euro in due a notte). La camera non e’ splendida, un po’ piccola con mobili non proprio di prima qualità (dal nostro armadio spuntano 4 grossi chiodi…) ma in compenso pulitissima con una fantastica vista sul Nilo e sull’isola Elefantina, le Tombe dei Principi e il Mausoleo del Aga Khan. Assuan è un paradiso, con il Nilo azzurro che scorre lento, il vento e le feluche che corrono veloci. Le isole in mezzo al Nilo sono lussureggianti, il che contrasta con le colline desertiche che si alzano sull’altra riva del fiume. Il panorama è rovinato dall’hotel Oberoi che ha una torre (panoramica?) proprio sull’isola.

Il programma prevede la visita al Museo Nubiano nel tardo pomeriggio, così possiamo goderci un po’ di relax in piscina. Il clima è molto caldo ma asciuttissimo (l’umidità è sempre attorno al 10-15%) con un bel vento caldo. Ne approfittiamo per fare un po’ di bucato, che in ben 15 minuti e’ perfettamente asciutto. Verso le 17 prendiamo un taxi per andare al Museo Nubiano (scopriamo che ci vogliono tre minuti di taxi, decidiamo che il ritorno lo faremo a piedi).

Il Museo è stato recentemente aperto, dove sono esposti reperti archeologici e geologici risalenti alla Preistoria e all’età faraonica ritrovati nella Nubia, la parte più meridionale dell’Egitto abitata da un’etnia diversa dalla pelle piu’ scura. I nubiani sono stati fedeli alleati degli Egizi fino a conquistare essi stessi il trono dell’Alto e del Basso Egizio. Una parte del museo mostra scene di vita quotidiana nella moderna Nubia (ad Assuan èanche possibile vistare un vero villaggio nubiano). L’ultima sezione ricorda i numerosi interventi dell’UNESCO per salvare molti templi che sarebbero stati sommersi dopo la costruzione della Diga Nuova negli anni ’70, di cui Abu Simbel è solo il più famoso. La sera andiamo a dormire prestissimo (le 20.30) perché domattina alle 3 la sveglia suonerà per andare ad Abu Simbel con un’escursione comprata in hotel per 50 LE (solo il trasporto, gli ingressi sono esclusi) che comprende oltre la visita al tempio nubiano anche il Tempio di Philae, la diga Nuova e l’Obelisco Incompiuto. E così alle tre e mezza di notte ci si ritrova nella hall dell’hotel per un veloce caffè fino a che il nostro pulmino non ci viene a prendere. Dopo essere andati a prendere i nostri compagni di viaggio (un giapponese, un ragazzo e una ragazza inglese, un americano e 4 imponenti neozelandesi di chiara origine maori) raggiungiamo il punto di raccolta del convoglio. Infatti, per percorrere questa strada è obbligatorio usare i convogli armati (che in realtà in questo caso si dissolve dopo poco tempo e ognuno va per la propria strada). Dopo tre ore di strada verso le 8 siamo al sito. Il lago Nasser che si è formato dopo la costruzione della Nuova Diga sommergendo gran parte della Nubia, è grandissimo (è lungo più di 270 km).

Vedere questi templi è emozionate e il solo pensiero che questi templi siano stati divisi in blocchi (non solo la facciata ma anche le stanze interne), spostati e rimontati 60 m più in alto ha dell’incredibile. La facciata del tempio di Ramsess II e’ composta da 4 colossi raffiguranti il faraone e, più in piccolo, la moglie nubiana Nefertari. La sala ipostila ha colonne raffiguranti il Faraone in fattezze di Osiride, sulle pareti ci sono immagini del Faraone che sconfigge i propri nemici in battaglia. Le stanze che si aprono sulla prima sala ipostila erano probabilmente usate come magazzini dei tesori. La parte piu’ interna del tempio è il santuario dove si trovano le statue del Faraone, Ptah, Amon-Ra, and Ra- Horakhty. L’allineamento del Tempio nella sua posizione originaria era tale da consentire al Sole di illuminare le quattro statue in due giorni particolari il 22 febbraio e il 22 ottobre.

La facciata del tempio di Nefertari dedicato alla dea Hator e’ costituito da 6 statue di circa 10 metri di altezza raffiguranti il Faraone e la moglie in fattezze di Hator, e i in piccolo, i figli della coppia reale. Il tempio di Nefertari stesso è un caso unico in cui una regina appare affianco al Faraone.

Internamente il tempio è costituito da una sola sala ipostila con colonne hatoriche (cioè con i capitelli raffiguranti Hator). I rilievi raffigurano Ramsess II che sconfigge i suoi nemici e la sua incoronazione di fronte agli dei. Nel santuario in fondo al tempio una statua della dea Hator in sembianze di vacca come simbolo di protezione per il Faraone.

Dopo circa due ore di visita, alle 10, torniamo al pulmino e torniamo ad Aswan. Verso l’una arriviamo alla Diga Nuova (non particolarmente interessante), costruita negli anni ’60 con l’aiuto dell’Unione Sovietica che fornisce elettricità a tutto l’Egitto, non senza alcuni svantaggi dovuti alle dimensioni del bacino che si è formato (il Lago Nasser), quali il cambiamento del clima, la mancanza delle periodiche piene del Nilo.

La tappa successiva e’ stato invece il tempio di Philae, che si trova sull’Isola di Agilika, luogo in cui e’ stato spostato negli anni ’70 dal momento che a partire dall’inizio del secolo con la costruzione della Vecchia Diga era in parte sommerso ed era vistabile con la barca (la situazione e’ poi peggiorata con la costruzione della Diga Nuova). Il tempio è risalente al periodo tolemaico e dedicato alla dea Iside. Arrivare in barca offre una bella visuale sul lato che si affaccia sul Chiosco di Traiano. Il costo della barca dovrebbe essere venti LE, ma il barcaiolo subito spara alto ma l’inglesina che è con noi sfodera una grinta non sospetta e gli dice che non essendo stupidi sappiamo che 20 LE è il prezzo corretto e ottiene la tariffa. In effetti, abbiamo ancora da imparare nell’arte della contrattazione. Piccole segnalazioni nel letto del fiume individuano la sua originaria posizione. Infine, il nostro “tour de force” si conclude con la vista alla cava di granito dove si trova l’Obelisco Incompiuto, un obelisco che doveva essere il più grande al mondo ma la sua lavorazione venne abbandonata quando fu trovata una crepa mentre veniva scolpito.

Ritornati in albergo, ci godiamo il meritato riposo per tutto il pomeriggio. La sera invece andiamo a cena in un hotel che è una vera istituzione della città: l’Old Cataract hotel. Si tratta di uno degli alberghi storici egiziani dove hanno soggiornato tra gli altri Agatha Christie, Winston Churchill, Howard Carter e ai giorni nostri Lady Diana, Carolina di Monaco, il re del Marocco e Helmut Kohl. Ci godiamo la bella sera in questo hotel d’effetto anche se il sospetto che ci viene e’ che oggi venga frequentato soprattutto da vetuste cariatidi inglesi. L’accesso all’hotel costa 30 LE a testa che ci saranno scalate dal conto della cena (squisita per circa 200 LE). Il cameriere che ci accompagna ci offre la possibilità di vedere una stanza, ovviamente ci dice che lo fa solo per noi e ci apre la Suite Agata Christie, dove dovrebbe aver alloggiato la scrittrice inglese (io ho qualche dubbio in merito ma ero curiosa di vedere cosa perdevo soggiornando all’Hator Hote!!).

La mattina successiva si va a Kom Ombo e Edfu affittando un taxi attraverso l’hotel per 140 LE che ci sono sembrate una buona cifra (sicuramente se avessimo chiesto per strada avremmo risparmiato qualcosa) per un’escursione di mezza giornata. Partenza dall’hotel in tempo per arrivare al punto d’incontro del convoglio alle 8. Con una macchina della polizia in testa e una in coda, il convoglio parte spedito, non riusciamo a capire la velocità perché tutto il cruscotto del taxi non funziona. La prima tappa e’ Kom Ombo una cittadina a 45 km a nord di Assuan. Abbiamo circa tre quarti d’ora per visitare il sito ma tutto sommato è sufficiente dal momento che il tempio, dedicato al dio Sobek (il dio coccodrillo) non è molto grande. Particolarmente interessanti sono coccodrilli mummificati conservati in una piccola cappella di Hator.

Si prosegue poi fino a Edfu che si trova circa 100 Km da Assuan (ancora un’oretta di macchina). Qui ci viene concesso circa un’ora e mezza di visita.

Ci troviamo presto soli con il tempio tutto per noi. Il tempio dedicato a Horus, il dio falco è ben conservato costruito tra il 270 e il 57 AC. E’ stato scoperto solo il secolo scorso, completamente sommerso dalla terra e dalla sabbia, restando in un ottimo stato di conservazione (sono ancora evidenti la presenza dei resti di un villaggio attorno al tempio). L’ingresso si caratterizza per la presenza di due belle statue di Horus che portano al cortile e alla sala ipostila.

Al ritorno siamo in tempo per un breve giro nelle bancarelle fuori dal tempio. Siamo gli unici turisti rimasti ma nessuno ci infastidisce. Si riparte e dopo aver fatto benzina (1 litro per 1 LE), andiamo ad aspettare il convoglio, e nell’attesa, abbiamo l’occasione di vedere divertenti camioncini di ritorno da qualche mercato locale, che trasportano dromedari che si guardano intorno con aria non proprio intelligente!

Ritornati ad Assuan nel primo pomeriggio, decidiamo di andare a pranzare da Al Masry, uno dei ristoranti più consigliati (a ragione) dalle nostre guide nel souk di Assuan. Per soli 29 LE (meno di 5 euro) pranziamo a base di tahina (salsina di ceci), un’insalatina mista (lo so, contravveniamo ai principi sanitari) e una specie di tzatziki come antipasto, una (insipida) zuppetta non meglio identificata, piatti di carne cucinati benissimo e accompagnati da riso, verdure in umido, patate e fagioli, e dessert.

Il giorno dopo invece dedichiamo la visita ad Assuan, e visitiamo le Tombe dei Principi, che si trovano sulla sponda occidentale del Nilo. Scansando tutti i capitani di feluca, andiamo all’imbarco del traghetto che trasporta i locali, cercando di pagare un prezzo giusto e ce la caviamo con 50 piastre a testa (neanche questo è il prezzo giusto ma non esageriamo!). Siamo gli unici turisti ad usare il mezzo, Alessandra ed io ci sistemiamo davanti insieme alle donne locali che ci guardano incuriosite. Saliamo la scalinata che porta al sito e il guardiano ci accompagna alle tombe che apre per noi. Si tratta di tombe minori di principi e governatori della zona risalenti anche alla IV dinastia (quella delle Piramidi), ed è un primo assaggio di quello che vedremo a Luxor. Oltre alle tombe, il panorama è mozzafiato e vale la pena di arrivare sin qui. Nel pomeriggio, verso le quattro e mezza, quando il caldo ha iniziato a calare siamo andati a fare un giro in feluca. Concordiamo il prezzo per 2 ore (30 LE).

Andiamo sull’Isola Elefantina, dove saltiamo il museo di Assuan e invece visitiamo le rovine del tempio di Khnum e il Nilometro, che anticamente indicava il livello della piena del fiume e permetteva di calcolare proporzionalmente le tasse. Tornati in feluca, ci viene offerto un buon te e ripartiamo per l’isola di Kitchener, dove si trova il giardino botanico. Ci accorgiamo che il vento è calato e la nostra velocità è molto bassa. Arriviamo all’isola che il giardino e’ gia’ chiuso, il nostro navigatore cincischia un po’ (non capiamo se vuole circumnavigare l’isola Elefantina), dopo un po’ ci dice che sta andando ad un altro imbarco per il giardino per farci entrare lo stesso…(le nostre due ore sono gia’ abbondantemente passate). Considerando che il sole era gia’ tramontato, rifiutiamo e rinunciamo (noi l’avevamo gia’ fatto a dire il vero) alla visita del giardino botanico. Da qui inizia un’agonia di un’altra ora a bordo di quella barchetta completamente senza vento, fino a che a un certo punto, esasperati, gli chiediamo di fare qualcosa…il giro in feluca si trasforma in una gita a remi!!! Alla fine della gita siamo estenuati, quindi se mai vi capiterà di andare in feluca, assicuratevi che ci sia un bel vento!!!

La mattina successiva è previsto il trasferimento a Luxor. I piani originali prevedevano il trasferimento in treno, ma qui la pigrizia ha avuto il sopravvento (le sveglie quasi all’alba iniziano a pesare un po’) …infatti abbiamo deciso di prendere un taxi. Così la sera prima abbiamo concordato con un tassista il prezzo e l’appuntamento e’ per le otto meno un quarto davanti all’hotel in tempo per partire con il convoglio delle 8. La mattina, però, il tassista non si presenta e siamo costretti a trovarne un altro in extremis per arrivare in orario. A fatica ne troviamo uno, che deve ancora passare dal benzinaio per olio e acqua. Il convoglio e’ gia’ partito e il tassista si rifiuta di partire e tentiamo anche la carta di farci accompagnare dalla polizia fino al convoglio ma la cifra (500 LE) ci fa propendere per aspettare il pomeriggio e partire con il convoglio delle 14. Questa non è la punizione per la pigrizia…la vera punizione arriva quando, una volta partiti, il nostro autista cristiano copto ci allieta con una cassetta di litanie religiose strazianti che durerà l’intero viaggio. Il convoglio procede molto spedito e il nostro tassista non sopporta di stare dietro i pullman, così inizia a superarli molto disinvoltamente. Ai primi posti di blocco la macchina da’ qualche segno di cedimento e così poco dopo ci fermiamo per controllare l’acqua. Questo ci fa perdere il convoglio che il nostro novello Schumacher tenta di recuperare (senza che ce ne fosse alcuna necessità dato che circa a metà percorso il convoglio si fermerà ad aspettare i pullman più lenti). Più volte abbiamo sudato freddo e pregato (gia’ …), dato che una volta tornato in testa al convoglio il nostro tassista ha piu’ volte tentato di superare la polizia, forse sperando di ricevere il permesso di andare da solo (cosa che grazie a Dio non è accaduta). A posteriori, ci siamo confidati che abbiamo temuto che fosse un pazzo suicida (dava evidenti segni di nervosismo). Quando dopo 3 e mezza di martirio abbiamo toccato terra, non siamo mai stati così contenti!!

Il nostro albergo di Luxor è il piccolo Al Gezira Hotel sulla sponda occidentale (quello della Valle dei Re per intenderci). E’un posto molto carino, con una bella terrazza che si affaccia su un vecchio ramo del Nilo. Ci accolgono con un cocktail di benvenuto (siamo in un hotel da 8 euro per camera a notte, colazione inclusa!!!), e ci portano alle nostre stanze, con bagno privato, aria condizionata, ventilatore a soffitto e frigo con vista sul Nilo.

Il proprietario è un egiziano che ha sposato una tedesca, ha iniziato come guida di tour in mulo e poi ha deciso di costruire un hotel da questa parte del Nilo, decisamente meno turistica della sponda orientale. Dato il successo di quest’hotel ha costruito anche un villaggio di appartamenti (potete vedere il loro sito http://www.el-gezira.com). E’una persona disponibilissima che ci da’un caloroso benvenuto. L’hotel si trova in un piccolo villaggio costituito da una via principale con alcuni negozietti di generi alimentari, verdura e frutta e l’immancabile macellaio che espone le sue mercanzie al caldo dei 40 gradi di Luxor. Nella via, gli uomini nei caffè con il vestito tradizionale fumano la shisha e giocano a domino. Da qui la sponda occidentale e’ facilmente raggiungibile con un comodo servizio di motorboat che sono attraccate a 100 metri dall’hotel e trasportano a qualunque ora del giorno e della notte da una sponda all’altra del Nilo per 1 LE a persona. La sera ci accontentiamo di una cenetta abbastanza buona e abbondante nel ristorante sulla terrazza dell’albergo e poi a nanna: la giornata è stata stressante e domani il programma di visita intenso.

Verso le 7.30 (non è proprio l’orario che avevamo fissato nella programmazione del viaggio), dopo colazione, prendiamo un taxi per andare alla biglietteria della Valle dei Re. La LP specifica che occorre comprare tutti i biglietti per i siti qui prima di arrivare al sito stesso, dal momento che la biglietteria è molto lontana. Noi in realtà non pensavamo così lontana…e quindi subito rifiutiamo la proposta di Ibrahim, il nostro tassista di accompagnarci al sito e aspettarci dopo ogni visita. Accettiamo che ci accompagni però fino alla prima tappa, la Valle dei Re e ci accorgiamo che e’ un percorso troppo lungo da fare a piedi e sotto il sole (se poi si aggiunge che dobbiamo vistare diversi altri siti oltre a quello). Così cediamo e per 60LE ci segue ai siti. Il biglietto della Valle dei Re si acquista direttamente in loco e vale per la visita di 3 tombe. Dalla biglietteria all’ingresso del sito ci sono circa 300 metri che sono percorribili anche con un inutile trenino.

Il paesaggio è molto diverso. Siamo circondati da colline desertiche e brulle, con costoni rocciosi anche molto ripidi. Entrati nella valle si aprono le tombe che non sono altro che delle aperture nelle pareti rocciose. Le tombe che avevamo preventivamente selezionato erano tutte chiuse, dato che per preservarle o restaurarle la chiusura avviene a rotazione. Visitiamo le tombe di Ramses IX, Tuthmosis IV e Horemeb. La prima è variamente decorata, anche se semplice con un corridoio centrale che scende fino alla camera funeraria. La tomba di Horemeb invece scende all’interno della montagna ed è molto umida. Il primo corridoio, molto decorato con colori sgargianti, arriva ad una falsa camera funeraria che aveva lo scopo di ingannare gli eventuali predatori di tombe (un fenomeno ben conosciuto gia’ nell’antichità). Il trucco non ha sortito gli effetti sperati e la tomba fu comunque saccheggiata. Una scala conduce alla vera camera funeraria, rimasta incompiuta. Proprio questo fatto però e’ un elemento interessante perché consente di capire i vari passaggi delle decorazione delle tombe. In un primo momento, infatti, il disegno veniva abbozzato in nero e in un secondo momento corretto e raffinato con un tratto rosso. Su questa base venivano scolpiti i rilievi, che solo successivamente venivano dipinti.

La tomba di Tuthmosis IV si trova in uno dei punti più elevati della valle e anche in questo caso l’ingresso avviene tramite una ripida scalinata. In questo caso la camera funeraria contiene ancora il grande sarcofago di quarzite rosa. Ritornando sui nostri passi, ci incamminiamo sulla collina per intraprendere il sentiero che conduce a Deir el Bari, dove si trova il tempio di Hatshepsut. Il sentiero è ripido ma in circa venti minuti siamo in cima alla collina e il panorama in forte contrasto: spoglio e desertico verso la Valle dei Re, verde e rigoglioso dalla parte opposta che risente ancora degli influssi positivi del Nilo. Dopo qualche minuto di riposo ammirando il paesaggio, ripartiamo e percorriamo lo spettacolare costone roccioso che fa da cornice al tempio. In alcuni punti il sentiero e’ impervio, ripido e un po’ scivoloso, ma man mano che scendiamo l’attesa di vedere comparire il tempio e’ sempre maggiore. Dei ragazzini ci corrono incontro e siamo gia’ pronti a distribuire penne e negare denaro…ma ci sorpassano correndo (strano sono i primi oggi che non vogliono qualcosa da noi, prima i venditori, poi le guide della prima parte del sentiero…).

Finalmente ecco il tempio, circondato dalle rocce con le sue terrazze e rampe. Lo guardiamo dall’alto e ci accorgiamo di essere affianco a una tomba (il cui ingresso e’ murato). Ci guardiamo intorno e anche da quel lato le colline sono traforate di tombe. Scendiamo un po’ piu’ velocemente quando dei poliziotti iniziano a guardare verso l’alto con aria preoccupata, e anche noi ci preoccupiamo a nostra volta dato che questo è il sito dove nel 1997 ci fu la famosa strage di turisti (e si comprende facilmente perché…un’enorme spianata senza alcun riparo). In ogni caso il giallo e’ ben presto svelato, dato che i bambini di prima tornano a valle “accompagnati” da un poliziotto (ecco perché non ci hanno considerati minimamente!!). Facciamo rifornimento d’acqua, inizia ad essere caldo (sono le 11) e la passeggiata tra le colline è stata fantastica ma comunque un po’ stancante (per fortuna c’era un bel venticello). Riusciamo a comprare l’acqua facendo slalom tra i venditori di souvenir, che ci vogliono vendere statuette, papiri, rilievi e cartoline e iniziamo la visita del sito. Il tempio e’ dedicato a Hasthepsut, l’unica donna che ha regnato per 20 anni portando pace e prosperità in Egitto come un Faraone (era ritratta vestita da uomo e con la barba posticcia) al posto del nipote Tuthmosis III, che l’ha poi succeduta ma odiandola a tal punto da far cancellare i rilievi che la ritraevano dal tempio. Anche Akenaton ha danneggiato il tempio facendo cancellare la maggior parte delle immagini degli dei, dal momento che voleva instaurare il culto di Aton nella nuova capitale Amarna. Il tempio è nonostante questo spettacolare e cerchiamo di immaginare come doveva essere originariamente, circondato da giardini fioriti e con i suoi colori originali. Nella prima terrazza, sulla parte destra e’ presente un tempio di Anubis mentre a sinistra si trova il tempio dedicato alla dea Hator.

Nel santuario del tempio dovrebbe essere possibile vedere l’unica immagine conservata della regina Hatshepsut con l’ausilio di una buona torcia (quella che mi ero portata illuminava si e no la prima piastrella!). Nel colonnato a sinistra e’ rappresentata con bei rilievi la spedizione di Punt, una missione di pace in Somalia dove gli Egiziani importarono l’albero di incenso.

Recuperiamo Ibrahim che ci porta al tempio di Sethi I, fuori mano e decisamente fuori dalle rotte turistiche (siamo le uniche quattro anime piu’ il guardiano che dorme tranquillo nella corrente della sala ipostila…tentiamo di non disturbarlo, ma purtroppo lo svegliamo!!!). Del tempio resta solo la sala ipostila mentre dei piloni e dei cortili esterni non sono rimasti che qualche rovina alternata ad una chiesa di età romana. I rilievi rimasti sono ben conservati. Dopo la breve visita, ci spostiamo verso l’ultimo sito della mattinata, il Ramesseum. Questo è il tempio funerario di Ramsses II, che ha voluto la costruzione di questo tempio (che originariamente doveva essere magnifico) perché la sua grandezza fosse conosciuta per sempre. Purtroppo così non e’ stato forse a causa delle piene del Nilo che potrebbero aver raggiunto il sito. Sul primo pilone è raffigurata la più famosa battaglia del faraone contro gli Ittiti a Kadesh. Nel cortile giace a terra la statua colossale di Ramsses II (doveva essere alta 20 metri), che ha ispirato una poesia di Shelley nella quale viene irriso il tentativo di vivere eternamente dei faraoni egizi.

Nel secondo cortile, sono rimaste intatte quattro belle colonne di Osiride che poi conducono alla sala ipostila costituita da 48 appena ristrutturate. Sulla via del ritorno ci fermiamo a vedere i Colossi di Memnone (raffiguranti entrambi il re), che oggi si alzano fra i campi, sono le due statue che fiancheggiavano l’ingresso del tempio funerario di Amenothep III, oggi quasi completamente scomparso.

Terminata la visita (riuscendo a sfuggire all’ennesimo guardiano che vuole arrotondare lo stipendio facendo da guida) torniamo in albergo dove pranziamo con qualche panino.

Nel pomeriggio andiamo sulla sponda orientale di Luxor per visitare il tempio di Karnak. Usciti dall’imbarco dei motorboat ci incamminiamo sulla Corniche, lungo la quale sono attraccate le navi da crociera. Siamo continuamente interrotti da locali che ci chiedono “do you want feluca? Taxi? Calesse? Do you know how much? Cheap Price!” (sull’altra sponda piu’ rurale invece: “do you want taxi? Donkey? Motorboat? Bike? Camel?”). ovviamente non vogliamo nulla e per quanto possibile procediamo spediti e incuranti!! Alla fine, si è fatto un po’ tardi e prendiamo il taxi di fronte al Museo di Luxor (il tragitto è breve ma noi non lo sappiamo e paghiamo uno “sproposito”). Il tempio di Karnak, dedicato ad Amon, è sicuramente il più affascinante e imponente che abbiamo visitato. L’ingresso avviene attraverso un breve viale affiancato da sfingi con testa d’ariete. Una delle caratteristiche peculiari del tempio e’ che e’ stato costruito in un periodo di tempo molto lungo, così moltissimi faraoni hanno contribuito al suo ampliamento: a Seti I dobbiamo il tempio dedicato alla triade texana (Mut, Khonsu e Amon) e la gigantesca sala ipostila composta da 128 colonne da cui vediamo comparire e scomparire i guardiani con le loro lunghe vesti. Ramsess III ha invece fatto costruire un nuovo tempio non soddisfatto da quanto fatto dai suoi predecessori. I due colossi che conducono al secondo pilone furono costruite da Ramsess II (inizio a pensare che soffrisse di manie di protagonismo, ma credo che i 60 anni di regno non abbiano aiutato). Il terzo pilone fu costruito da Amenothep III e i due obelischi voluti da Tuthmosis I.

Man mano che si avvicina al santuario centrale dedicato ad Amon, i piloni diventano sempre più stretti. Anche la regina Hatshepsut destinò due obelischi al tempio di granito rosso uno dei quali e’ crollato e si trova vicino al lago sacro e le stanze che circondano il santuario (prima fatto costruire da Tutmosi III e poi ricostruito in epoca greca). E’evidente come il complesso non sia omogeneo ma un sovrapporsi di epoche e stili. Sul lato meridionale si trova invece il lago sacro dove i sacerdoti compivano riti di purificazione delle anime. Anche in questo tempio l’odio di Tutmosi III si manifesta con la distruzione o l’occultamento delle costruzioni volute dalla matrigna Hatshepsut. Qui la magnificenza non ha veramente limiti e da’ l’idea della grandezza e della potenza di questa civiltà. Torniamo in albergo, per prepararci dato che la sera torneremo a Karnak per assistere allo spettacolo di Suoni e Luci. Lo spettacolo è molto bello e consente di passeggiare nel tempio ascoltando il racconto della voce narrante (inglese, nel nostro caso) fino ad arrivare al Lago Sacro. Qui la vista d’insieme è fantastica anche se il fatto di dover ascoltare la narrazione in inglese (non siamo riusciti a incastrare nella programmazione la versione in italiano) è un po’ stancante (e alla fine cedo…mi cala un pochino la palpebra anche perché sugli spalti da cui si assiste alla parte conclusiva dello spettacolo c’e’ un bel venticello fresco). Riprendiamo il calesse che avevamo preso all’andata (costa meno che il taxi…ed e’ più carino, naturalmente dobbiamo insistere un po’ perché ci porti all’imbarco e non a fare un giro al mercato o a cenare a casa sua!). Siamo sfiniti dalla giornata, ci facciamo fare un paio di panini in albergo (sono quasi le 23 e non abbiamo più la forza di ingurgitare un’intera cena egiziana).

La mattina seguente alle 8 siamo di nuovo in giro, con il nostro fedele Ibrahim che oggi ci fa lo sconto e paghiamo 40 per visitare la Valle delle Regine, le tombe dei Nobili e Deir el Medina (il villaggio degli operai che lavoravano nelle tombe),e Medinat Habu. Iniziamo da quest’ultimo che è il tempio funerario di Ramsses III. La vera peculiarità del tempio è di essere in un ottimo stato di conservazione soprattutto per quanto riguarda i rilievi che hanno conservato almeno in parte i loro colori originari sia sui soffitti che sulle colonne.

Proseguiamo per la Valle delle Regine, dove venivano sepolti sia le regine sia i principi dove visitiamo le tre tombe aperte (purtroppo la tomba di Nefertari, la più bella recentemente ristrutturata è stata chiusa per motivi di conservazione). La più bella delle tre (ogni biglietto consente la visita di tre tombe) e’ quella di Amenherkhepshef (figlio di Ramsses III) riccamente decorata. Nella camera funeraria è stato trovato anche un piccolo feto perso dalla regina Titi per il dolore della perdita dell’altro figlio. Proseguiamo per il villaggio degli operai, rovine di una quarantina di case, dove però ci trovano le tombe che gli operai stessi preparavano per sé. Le due tombe che visitiamo hanno una struttura architettonica molto semplice ma i dipinti delle pareti sono bellissimi, sgargianti e in ottimo stato di conservazione (migliore di molte tombe di faraoni e regine). Decisamente fuori dai circuiti turistici, ma meritano la visita.Infine andiamo alle tombe dei Nobili (Ramose, Userhet e Khaemhet). I biglietti delle tombe dei nobili sono venduti alla biglietteria all’inizio della zona archeologica, al contrario di quella per la Valle delle Regine e dei Re che si trovano presso ciascun sito. Le tombe si trovano nei pressi di un villaggio e dato che siamo gli unici turisti veniamo assaliti da un’orda di bambini che ci vogliono vendere le loro bamboline, chiedendo insistentemente euro. Ci seguono, e sono molto incalzanti. Siamo innervositi, io ho dimenticato la scorta di penne, i bambini sono pressanti (anche nel senso fisico del termine) ma non vogliamo trattare male dei bambini ma neanche dare loro soldi. Finisce che ci rifugiamo nella tomba (che siamo riusciti a trovare da soli nonostante diverse proposte di guida) di Ramose (governatore di Tebe durante i regni di Amenothep III e IV) caratterizzata da bei rilievi nella sala ipostila. Le altre due tombe sono, per fortuna, vicine e riusciamo a resistere agli attacchi dei bambini (ne sono rimasti pochi). Si tratta di tombe semplici affrescate con scene di vita quotidiana, caccia e pesca. Stanchi torniamo al taxi che ci porta direttamente in hotel (dopo qualche timidissimo tentativo di portarci alla fabbrica di oggetti in alabastro del cugino).

Il pomeriggio e’ invece dedicato alla visita di due piccoli ma interessanti musei: quello di Luxor e quello della mummificazione. L’orario di apertura pomeridiana in estate e’ dalle 17 alle 22, quindi per una volta possiamo prendercela con calma. Il biglietto per il Museo di Luxor è 10 LE con la carta studenti. Il museo e’ piccolo ma ci sono bei reperti provenienti per lo piu’ dal tempio di Luxor e di Karnak, che sono esposti ordinatamente con targhette esplicative in piu’ lingue (cosa che invece manca al Cairo, dove però la mole i oggetti esposti e’immensa) che fanno apprezzare la visita. Anche il museo della mummificazione è interessante (stessi orari e stesse tariffe del museo di Luxor). Vengono spiegate tutte le fasi del processo di mummificazione, mostrando alcuni dei materiali usati, gli strumenti necessari e gli oggetti che fondamentali per la sepoltura della mummia (ad esempio i vasi canopi che contengono gli organi del defunto). E’ormai il tramonto, siamo sulla Corniche, il sole scende dietro le colline della sponda occidentale, colorando di rosso il Nilo, e le feluche che corrono veloci. Decidiamo di andare a cenare al King’s Head Pub, un pub all’inglese con tanto di freccette e biliardo (il re in questo caso è Akenaton). Il cibo è abbastanza buono anche se un po’ caro rispetto ai canoni egiziani. La clientela è soprattutto nordica. C’e’ la possibilità di cenare con un buffet indiano (ma non l’abbiamo testato). Abbiamo percorso a piedi la Corniche che poi diventa Khaled Ibn Al-Walid Street, una lunga via non molto interessante dove si trovano i principali hotel di lusso. Al ritorno prendiamo un taxi dato che la via non offre particolari attrattive.

La mattina dopo e’ dedicata a preparare le valigie, scrivere le tanto immancabili quanto odiate cartoline e al riposo dato che oramai il fisico inizia a cedere, Simone e Beppe hanno raffreddore e tosse da giorni e Beppe inizia ad avere qualche problemino intestinale…Verso sera invece concludiamo il nostro programma di visita con il tempio di Luxor (il tempio rimane aperto fino alle 22). Anche questo tempio è spettacolare, siamo ormai al tramonto e iniziano ad accendersi le luci. Il viale di sfingi con la testa d’ariete e’ spettacolare ed e’ancora più impressionante pensare che tale viale un tempo collegava il tempio a quello di Karnak che si trova a 3 km di distanza e veniva percorsa dalle processioni della triade texana (Amun, la consorte Mut e il figlio Khonsu) per celebrare le inondazioni annuali. L’accesso al tempio avviene attraverso il primo pilone, alto 21 metri, preceduto da tre (un tempo sei) gigantesche statue di Ramsses II e da un obelisco (il gemello e’ stato donato alla Francia e si trova in Place de la Concorde). Proseguendo su questo asse, si arriva nel cortile di Ramsses II dove si trovano alcuni santuari dedicati a Amun, Mut e Khonsu. Il cortile è sovrastato da una moschea che non fu abbattuta quando il tempio fu portato alla luce. Si prosegue percorrendo il colonnato di Amenothep III, costituito da 14 colonne papiriformi che venne completato solo in epoca successiva da Tuthankamon e dai suoi successori. Si arriva attraverso un cortile colonnato al santuario dove si trovava la barca sacra di Mut e Khonsu. Nella parte successiva del tempio sono molto evidenti le influenze romane, che hanno trasformato parte del tempio in una chiesa da una legione romana nel III secolo DC. Da qui si accede ad un santuario dove si trovano rilievi raffiguranti la nascita divina di Amenothep III.

La mattina successiva alle 6 andiamo all’aeroporto con Ibrahim, ormai eletto a nostro tassista di fiducia (con lui le nostre doti di contrattatori sono proprio venute meno e ci strappa 60 LE per portarci all’aeroporto che si trova sulla sponda orientale). Finalmente ci godremo una settimana di relax a Sharm el Sheikh. Per quanto strano a dirsi quest’ultima settimana è stata la parte del viaggio piu’ difficile da organizzare. Infatti, conoscendo le fatiche di fare viaggi di questo tipo, volevamo alloggiare in un bell’hotel (possibilmente a 5 stelle per non correre rischi evitando ostelli, camp o alberghetti a 2-3 stelle che, contrariamente a quel che si pensa, esistono anche a Sharm el Sheikh), assolutamente fuori da Naama Bay per fare snorkelling. I prezzi di questi hotel sono molto elevati se prenotati direttamente ma scendono attraverso i Tour Operator. Il problema è che i Tour Operator italiani non vendono il solo soggiorno ma soltanto il pacchetto volo + soggiorno, che a noi non interessava avendo prenotato un volo di linea. Abbiamo tentato di ovviare al problema contattando un’agenzia locale che ha avuto problemi nella prenotazione dovuto al fatto che gli alberghi non accettano ospiti italiani che passino al di fuori dei Tour Operator italiani (furbi i nostri TO). Era un problema che proprio non ci aspettavamo e che non si aspettava neanche l’agenzia, per cui ci siamo trovati a quattro giorni dall’arrivo senza sapere dove saremmo finiti (e se avremmo trovato qualcosa dato che c’erano anche problemi di disponibilità).

Alla fine e’andato tutto bene e l’albergo (Movenpick Golf&Resort) era fantastico…(dimensioni della camera pari a 3 volte la camera dell’Hator hotel di Aswan!!!) e vista piscina. Il mare è la vera attrazione ed è popolatissimo. E così appena arrivati, non vediamo l’ora di estrarre pinne e maschera dai bagagli. Abbiamo avvistato tantissime specie tra cui più volte murene giganti, barracuda e delle razze (oltre ai coloratissimi pesci di barriera). Un’escursione assolutamente da fare è la giornata in barca all’isola di Tiran, durante la quale è possibile fare snorkelling in tre diversi punti della costa. Nel nostro caso Ras Nostrani, dove abbiamo visto una barriera coloratissima forse per il fatto di non avere (ancora) alberghi nella zona con delle tridacne giganti e coloratissime. Il secondo punto è Jackson Reef, uno degli atolli corallini che affiorano dove si trova il relitto di un mercantile ormai corroso dal mare e nella Laguna nelle vicinanze dell’isola di Tiran. L’atmosfera è molto rilassante e il deserto che si getta in mare offre un contrasto meraviglioso con lo sfondo delle montagne aguzze in lontananza.

Purtroppo otto giorni di puro relax passano troppo in fretta e così, domenica 17 ci dobbiamo rimettere in viaggio in autobus per tornare al Cairo. Con qualche giorno di anticipo ci siamo procurati i biglietti che si comprano alla stazione degli autobus vicino a Sharm vecchia, ma per fortuna l’hotel stesso ce li compra (55 LE+ 5 LE di commissione), consigliandoci la compagnia migliore. E cosi’alle 17 si parte, il pullman è affollato ma è nuovo e ben tenuto. C’e’ l’aria condizionata e un televisore che ci “allieterà” con demenziali film arabi. Il paesaggio è desertico con, all’inizio, montagne e colline aguzze per poi diventare una pianura rocciosa. Non incontriamo molto lungo il tragitto che corre su una strada costiera che fiancheggia il Golfo di Suez, fatta eccezione per alcuni pozzi petroliferi e alcune cittadine balneari di cui ignoravamo l’esistenza, dove si trovano alcuni resort in mezzo al nulla (ho letto poi che si tratta di località utilizzate dai cairoti nei weekend). Facciamo un paio di soste, l’ultima nei pressi del tunnel che passa sotto il Canale di Suez dove vengono controllati i bagagli dei passeggeri egiziani. Il viaggio dura circa sei ore che trascorrono tutto sommato in fretta e ci ritroviamo di nuovo immersi nel caos del Cairo. Scendiamo alla prima fermata della città, più vicina all’aeroporto. Da lì una breve corsa in taxi (ci eravamo quasi dimenticati cosa volesse dire essere in taxi al Cairo!), ed siamo all’aeroporto.

Ancora un’attesa di quattro ore e si torna a casa a malincuore da una vacanza trascorsa troppo in fretta.

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