Malaysia stupenda: Perhentian – Tupat – KL

Breve premessa al diario:
Per renderlo di + immediata consultazione l’ho diviso in 3 “sezioni”.
La prima con i dati tecnici del viaggio.
La seconda con l’itinerario vero e proprio.
La terza con alcune considerazioni socio politiche su questo paese che avevo avuto modo di studiare per la tesi e che ora ho potuto toccare con mano.

Dati tecnici:

Il volo ci è costato 890 € a testa
Diviso in 4 tratte con 3 compagnie : Ryanair, Emirates, Air Aisia.
Tragitto : Forlì-Francoforte-Dubai-KL-Kota Bahru
L’Emirates è una signora compagnia con aerei e un servizio di grande livello.
Air Asia contrariamente ha quanto avevo letto è stata puntualissima; confermo la modernità e la spaziosità degli aerei.

Come sistemazione abbiamo scelto l’Abdul Chalet su Perhentian Besar.
Bello , pulitissimo, gestito dalla famiglia di Abdul (tanti, sorridenti e gentilissimi).
150 € per 10 gg a coppia per 1 chalet sulla spiaggia.
Colazione/pranzo/cena sulla sabbia a prezzi irrisori.
Tutte le sere pesce fresco e carne alla griglia.

A KL abbiamo dormito al China Town Inn,
24 € a coppia senza colazione
Camere un po’ lugubre ma personale gentilissimo e posizione strategica nel cuore di China Town.

La vita in Malaysia non costa nulla.
Con 2 / 3 € a testa a KL abbiamo mangiato e bevuto.

Trasporti economici e abbastanza efficienti.

Shopping: delirante! Quello che da noi costa 10 lì viene offerto a 3 e comprato dopo contrattazione a 1 o 1,5.

Spesa totale del viaggio 1200 € a testa + 100 € di shopping a testa.

Itinerario :

Il viaggio interno
Dopo l’arrivo a KL e poche ore di sonno siamo ripartiti alla volta di Kota Bahru sulla costa orientale della penisola malese.
Il volo è brevissimo 35/40 minuti appena e il panorama che si vede è stupefacente con la distesa verde del Taman Negara.
Il percorso prosegue con un’ora di taxi fino a Kuala Besut.
Il paesaggio è verdissimo e rilassante; piccoli agglomerati di case basse con qualche animale da cortile attorno si alternano a distese di risaie e piantagioni di palma.
Kuala Besut è un posto anonimo, disordinato e trascurato.
La sosta qui è minima e ci imbarchiamo per le isole.
Dalla barca le isole appaiono in tutta la loro straordinaria natura.
La jungla è fittissima ed estremamente varia.; si nota solo il volo di qualche uccello fra un albero e l’altro.
Il cielo è leggermente velato ma i colori dell’acqua sono incredibilmente accesi e sfumano in varie tonalità di verde e turchese.
La nostra sistemazione è l’Abdul Chalet.
Si tratta di 20 bungalow a palafitta disposi su 2 file a pochi metri dal mare e una sala ristorante ossia una veranda di legno con annesse cucine. Alle spalle si erge il muro verde della jungla.
I tavolini sono sistemati direttamente sulla sabbia all’ombra delle palme.
E’ tutto incredibilmente silenzioso.

Fondali e jungla
La varietà di pesce sui fondali per lo meno per chi fa snork non è stupefacente, mentre i ventagli di corallo sono in ottime condizioni , colorati e di dimensioni notevoli.
Si tratta comunque di un parere soggettivo; mi spiego meglio : io sono rimasto un po’ deluso dai pesci avendo già visto Mar Rosso e Maldive mentre la mia ragazza che vedeva la barriera corallina per la prima volta è rimasta affascinata.
Impagabile comunque nuotare con le tartarughe verdi e l’incontro con gli squali.
Altro spettacolo è offerto dalla fauna dell’isola, abbondante e facilissima da osservare.
Per chi fosse appassionato di fotografia come me segnalo la presenza di varani, agame (lucertole simili alle iguane), scimmie, aquile pescatrici, sterne ,aironi, scoiattoli volanti e non, ghiri e pipistrelli.
Tutti questi animali sono facilmente osservabili e fotografabili.
Gli scorci da cartolina non mancano dato che dalle tonalità turchesi del mare si passa al bianco della sabbia, al grigio dei massi ( stile La Digue ) , al verde della jungla per finire con l’azzurro del cielo.
La posizione dell’Abdul è ottima perché alla sua destra iniziano le varie spiagge dei resort alternate a tratti di scogliera e alla sua sinistra si aprono 3 belle spiagge disabitate di cui una tenuta come base dai pescatori con le loro barche multicolori.

Escursioni
L’unica cosa veramente costosa in relazione ai costi malesiani, anche se restano per le ns tasche ridicoli, sono le uscite in barca ( i prezzi dell’Abdul sono i + economici dell’isola ) : da 1 a 6 € a testa a/r concordando gli orari.
Consiglio a tutti la visita alla blue lagoon. Posto mozzafiato ke è inutile descrivere a parole.
Altro aspetto da sottolineare è che essendoci pochi turisti sulle isole ed essendo sparpagliati sulle varie spiagge ho in immersione la blue lagoon non è mai presa d’assalto.
Noi ci siamo andati 2 volte ed eravamo praticamente soli.
Ho voluto precisare questo aspetto perkè ho visto le foto degli amici alla spiaggia di The Beach in Thailandia e sembrava Rimini!

Kecil
Kecil. Ecco Kecil ci ha deluso moltissimo. La jungla ricopre solo una parte dell’isola e le formazioni rocciose tipo La Digue che circondano Besar non ci sono. Le condizioni di pulizia e igiene lasciano molto a desiderare. Ovunque dalla jungla spuntano plastica e rifiuti.
Confesso che abbiamo visto solo la parte nord ma ci è bastato.
Durante il ns soggiorno a Besar abbiamo conosciuto una coppia di ragazzi italiani viaggiatori zaino in spalla come noi che cercavano una sistemazione su Besar perkè a Kecil avevano avuto problemi con gli scarafaggi in camera.

Abdul Chalet
.Costa poco , ha una posizione ottima, si mangia bene, è pulito.
Ultimo ma non per importanza: è un posto autentico.
Siamo stati a vedere gli altri resort; alcuni come il PIR belli e attrezzati ma senza quel senso di ambiente familiare che ritrovavamo all’Abdul ogni sera

Tupat
Questa zona a nord di Kota Bahru è piena di templi buddisti e molto snobbata dai turisti
Noi abbiamo visitato 3 templi
Wat Phothivihan dove c’è un Budda sdraiato lungo 40 metri.
Wat Matchinmaram dove c’è un imponente Budda seduto sopra il tempio e un Budda d’oro all’interno, accanto a quadri in rilievo che rappresentano scene religiose estremamente caratteristiche e dai colori sgargianti.
Wat Maisuwankiri conosciuto anche come il tempio del lago, perché all’interno di uno stagno artificiale i cui bordi sono rappresentati da due enormi draghi serpentiformi c’è un tempio a forma di barca che termina con la testa di un gaviale (un coccodrillo rarissimo ormai) originario del Gange.
Accanto a questo tempio galleggiante ce n’è un altro enorme a + piani sormontato da una statua del Budda in posizione eretta.
Quest’ultimo tempio è immerso in un giardino di piante e cespugli fioriti e tutt’attorno c’è solo campagna o ambiente naturale… sarebbe proprio il luogo ideale dove rigenerarsi dopo un periodo di stress da ufficio!

KL
Su KL si è scritto tanto.
Posso confermare il senso di caos di cui ho letto in molti diari.
La zona sicuramente + interessante è quella di China Town con il mercato di Petaling Street anche se Little India un salto lo merita.
Delle Petronas vorrei solo segnalare il piano dedicato ai fast food.
In un’area piuttosto grande si affacciano decine di fast food che offrono la cucina tipica di tanti paesi asiatici ( Cina, Giappone, Malesia, India, Bangladesh, Pakistan, Libano, Tailandia) con un servizio efficiente e con grande attenzione alla pulizia.
Il concetto di fast food non deve trarre in inganno pensando alla tristezza del MacDonanld.
I piatti sono abbondantissimi e ricchi di spezie e contorni soprattutto quelli della cucina Indiana.
I prezzi? Ridicoli! Pollo con riso e verdure … 1 €!
Il vantaggio di questo posto è che, se si ha tempo, si possono provare varie cucine vedendo bene cosa contengono i piatti…
Ovviamente i ristorantini fumanti e odoranti di China Town hanno un loro fascino ma anche i loro rischi… Noi comunque li abbiamo provati e i ns intestini hanno retto!

Considerazioni sulla realtà malese:

La Malesia sta pagando il prezzo degli effetti della colonizzazione inglese.
Durante il dominio britannico la Corona importò dalla Cina migliaia di lavoratori (taoisti) da impiegare a basso costo nella costruzione di strade ed edifici e centinaia di Indiani (induisti, sikh) da inserire nella struttura burocratica-amministrativa perché conoscevano bene ormai il modus operandi inglese.
I malesi di credo musulmano erano per lo + agricoltori e non furono minimamente presi in considerazione dagli inglesi.
Ottenuta l’indipendenza la Malesia si presentava come uno stato multietnico e multiculturale.
Il problema era rappresentato dalle divergenze economiche.
La maggior parte delle attività infatti erano state acquisite dai cinesi e dagli indiani ( anche se questi in misura minore).
Tale squilibrio dove i malesiani occupavano le posizioni più basse della società ha portato in passato anche a tensioni e scontri di piazza.
Il governo malese ha sempre fatto notevoli sforzi per sviluppare l’economia e rendere le tre comunità più coese facendole sentire un unico popolo.
Non per caso l’evento + importante ogni hanno è la festa dell’indipendenza.
La realtà di oggi è quindi uno stato di calma apparente.
La Malaysia è un paese tranquillo e la gente è sorridente ma sotto qualcosa è in movimento.
La comunità cinese forte del suo potere economico e forte di una madrepatria (la Cina) che si presenta al mondo come la nuova potenza economica tende a isolarsi e distinguersi.
Ho conosciuto prima di partire una ragazza di KL.
L’amica che me l’ha presentata e con cui lavora mi ha avvertito di non darle mai della malese perkè per lei è offensivo.
Lei si definisce una cinese che vive in Malesia.
Dall’altra parte i malesi negli ultimi anni si sono avvicinati sempre più ai partiti islamici che sentono come portatori della loro vera identità culturale.
Il mio augurio è ke la Malaysia trovi la sua strada e che il dialogo prevalga su ogni divergenza.
E’ un paese che può veramente diventare l’esempio per tutta la regione.
E’ più sviluppato in quanto a strutture e servizi rispetto alla vicina Indonesia, non ha splancato le porte al turismo di massa come la Tailandia; non è oppressa da un regime oscurantista come la Birmania.
Mentre scrivo queste righe a KL stanno iniziando i festeggiamenti faraonici per il 50° anniversario dell’indipendenza ( che culmineranno domani 31 agosto) e tutto il paese era tappezzato di bandiere malesi…

Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno scritto sulla Malaysia e sulle Perhentian fornendoci tante utili informazioni.
Grazie davvero!

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Ci sono 3 commenti su “Malaysia stupenda: Perhentian – Tupat – KL

  1. Ciao Angio, ti volevo innanzitutto ringraziare per il tuo diario, veramente completo ed interessante.
    Mi interesserebbe sapere come hai prenotato l’Abdul Chalet: io ho trovato i siti di alcune agenzie locali attraverso cui farlo, ma se tu hai qualche informazione al riguardo è benvenuta.
    Altra curiosità riguarda i mezzi che hai utilizzato per le visite ai templi della zona di Tumpat.
    Grazie in anticipo e ciao

    Giuseppe

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