- Durata del "Viaggio Breve"
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- Numero dei partecipanti
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- Alloggio
- Hotel
- Periodo del Weekend
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“Quelle di una volta” sono anche le pavimentazioni di pietra a mosaico color crema e nero che quando si dissestano sembrano onde del mare. Lucide, lucidissime, nella Baixa (il cuore della città ricostruita dal Marques de Pombal, che poi è quel signore che se ne sta sulla colonna al centro della piazza a lui dedicata), meno lucide in periferia. Ma sono ovunque. Un esercito di operai risistema i blocchetti di pietra dove si alzano... è un continuo lavorare ora qua, ora là. Dalla periferia dei palazzoni (in stile quartiere satellite italiano, abitati da angolani, mozambicani capoverdiani, immigrati di ogni genere e dai portoghesi più poveri), giù, fino al Terreiro do Paço, che si affaccia sul Tago. Lì si incontrano gli impiegati dei ministeri. Sugli ormai tremila libri dedicati al grande poeta Fernando Pessoa (morto in povertà e oggi orgoglio nazionale insieme a Camões), vedi quell’ometto col cappello (e almeno una decina di "eteronimi", di personalità letterarie) passeggiare agli inizi degli anni ‘30 per le vie coperte delle pietre lucide.
Entri in un locale (il Martinho d’Arcada) e te lo trovi davanti, trasformato in azulejos. In quel locale ci andava da vivo. Ora ci rimane imprigionato, affacciato alle piastrelle, senza potersi scegliere la compagnia, perché i turisti di tutto il mondo vanno lì proprio per “trovare” lui. L’itinerario del turista è sempre lo stesso: Alfama, locali del fado (Amalia non c’è più e ormai tutto è diventato una specie “sceneggiata” recitata proprio per i turisti che abboccano), museo degli azulejos (bellissimo), monastero dos Jeronimos, Torre di Belem... Ebbè... chi ci va per la prima volta, faccia pure. Ma Lisbona è molto di più! E’ passeggiare lungo le strade da angiporto che portano dal Terreiro do Paço al Cais do Sodrè per guardare le signore che fanno la spesa nei negozi che vendono il baccalà (i portoghesi hanno almeno 365 modi per cucinarlo)...
... è fermarsi ad osservare gli impiegati che vanno al lavoro e che sono proprio come noi (solo che in Portogallo non importa se siano bianchi o neri... nessuno si stupisce davanti a un angolano in giacca, cravatta e ventiquattrore), è accorgersi che i treni della stazione del Rossio, dai quali scendono valanghe di pendolari, partono all’esatto minuto secondo previsto. E quando i pendolari sono scesi, puoi salire e aspettare che il treno riparta per arrivare a Sintra. Sì, anche lì ci sono le “truppe” di turisti inglesi, tedeschi e italiani. Ma con un po’ di fortuna si riesce dribblare gli eserciti dei viaggi organizzati e a visitare con calma il castello moresco e soprattutto il palazzo al centro della cittadina che ha ancora le piastrelle medievali e le cucine settecentesche. Per immaginare i portoghesi del tempo che si muovevano tra quelle stanze. E’ come se fossero rimasti lì, un po’ stupiti, certamente contrariati, di tutto quel viavai di gente con i sandali ai piedi e i pantaloni corti.
Per tornare a Lisbona, chi vuole vedere “qualcosa di più” cerchi di approfittare delle visite (gratuite e mai affollatissime) del sottosuolo degli edifici della Baixa. E tutto costruito (ricostruito dopo il terremoto) su pali di legno. Un po’ come Venezia. Emozionante la passeggiata a 60 metri da terra sulle arcate dell’acquedotto das Aguas Livres, bellissima l’escursione nella casa del Marques da Fronteira (l’ultimo marchese ci abita ancora). E se resta un po’ di tempo... andate a Tomar, al monastero dei templari, e, tra Cascais e Sintra, al monastero dei francescani, nascosto nella foresta e coperto di sughero. E poi ad Alcobaca, al Mosteiro de Santa Maria, dove riposa Dona Ines de Castro, incoronata da morta regina del Portogallo e protagonista di una delle più strazianti storie d’amore del Paese.
Lo so, lo so... il viaggio dovrebbe durare mesi per vedere tutto questo... e poi c’è Coimbra, Viana do Castelo, Porto, Peniche (dove c’è la struttura di uno dei carceri politici di Salazar). Io ci ho messo dieci anni per vedere tutto. E ci devo tornare, perché c’è ancora tanto da vedere. Evitate, per favore, la casa del re d’Italia a Cascais. Purtroppo è stata lottizzata e ora viene venduta come “appartamenti vacanze”.

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