Prima dell’inizio dell’estate, quando le ferie sembrano ancora un lontano miraggio, sentiamo il bisogno di un piccolo assaggio di vacanza.
Quindi il 6 giugno eccoci pronte a partire per un brevissimo week-end a Saragozza.
Prenotato in Internet il volo Ryan Air con partenza da Bergamo, regolarmente fatto il check-in on line alle ore 16,00 puntuali “prendiamo il volo”.
Ci lasciamo alle spalle giorni e giorni di brutto tempo e di pioggia e, appena atterrate, ci sembra un sogno vedere splendere il sole.
Appena a terra però ci accorgiamo di un vento piuttosto forte e fastidioso che ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza, senza però intaccare il nostro entusiasmo!
Anche le temperature sono piuttosto basse ed il nostro abbigliamento decisamente inadeguato.
Dobbiamo aspettare una ventina di minuti l’arrivo dell’autobus che collega l’aeroporto con il centro città (costo €. 2,50 a persona) da dove a piedi, seguendo le istruzioni ricevute al momento della prenotazione, raggiungiamo il Saragozza Hostel. Si tratta di un ostello aperto da appena qualche giorno, dove si sente ancora odore di vernice e di mobili nuovi. Una sistemazione semplice ed essenziale (anche particolarmente economica) dove però ci siamo trovate bene. Noi occupiamo due stanze doppie al 4° piano… comodamente raggiungibili in ascensore.
La posizione dell’Hostel si è rivelata particolarmente comoda, vicinissima al mercato centrale e alla Piazza del Pilar. Di questo ci siamo accorte già la sera del nostro arrivo nel corso del breve giro orientativo con il quale abbiamo cercato di cominciare ad ambientarci e ad assimilare l’atmosfera della città.
La mattina successiva sveglia di prima mattina pronte alla scoperta di Saragozza.
Tramite internet abbiamo cercato di documentarci un minimo prima della partenza e abbiamo già deciso di acquistare la Saragozza Card che permette di usufruire illimitatamente del Bus Turistico, dei mezzi di trasporto pubblico e dell’ingresso ai monumenti e musei della città.
La si puo’ acquistare, tra l’altro, presso l’Ufficio Turistico della Piazza del Pilar. Il costo è di 14 euro per 24 ore (la soluzione da noi scelta) di 19 euro per 48 ore e di 23 euro per 72 ore. Assieme alla Card viene consegnata anche una guida ai servizi ed alla città.
Sempre on line abbiamo prenotato dall’Italia una visita guidata in Italiano (Walking Tour) per il sabato sera alle 18,00.
La prenotazione deve essere effettuata entro le ore 15,00 del giorno precedente e il costo è di €. 5,00 (nel nostro caso è risultata compresa nella Saragozza Card).
Tutte le informazioni si possono trovare sul sito
www.zaragoza.es nella sezione Zaragoza Turismo alla voce “passeggiate in lingue”.
Cominciamo le nostre esplorazioni con un’occhiata al Mercato Central: bella la struttura in ferro e molto “vero” il mercato pieno di gente frettolosa che acquista frutta/verdura/carne/pesce. Proprio di fronte all’entrata si può vedere un tratto delle mura romane. Si arriva poi in Piazza del Pilar (il cuore di Saragozza) dove sorge la famosa basilica, enorme, che possiede 4 torri e 11 cupole colorate. La basilica è dedicata al ricordo dell’Apparizione della Madonna, sopra un pilastro, a San Giacomo. Il pilastro è esposto al pubblico ed è meta di molti pellegrinaggi. Abbiamo fatto un po’ di fatica ad individuarlo, anzi ci siamo riuscite solo grazie ad una gentile signora spagnola che vedendoci spaesate ci ha indicato non solo il “pilar” ma anche i dipinti di Goya.
Sempre all’interno della basilica abbiamo potuto visitare il Museo Pilarista, dove si può ammirare la collezioni di oggetti preziosi donati dai fedeli (soprattutto personaggi illustri) nel corso dei secoli alla vergine del Pilar.
Avremmo voluto salire anche sull’ascensore che porta fino alla sommità di uno dei campanili e permette, dicono, di vedere il panorama dell’intera città. Purtroppo era chiuso per lavori e questa situazione si sarebbe ripetuta altre volte nel corso della nostra visita che, va sottolineato, ha preceduto di una settimana l’inaugurazione dell’Expo 2008.
Ovunque fervevano gli ultimi frenetici preparativi e parecchie cose erano… quasi pronte!
Alle 10,00 parte la prima corsa del Bus Turistico e noi siamo pronte! Si tratta del classico bus scoperto che effettua fermate in alcuni punti significativi. Ci sono due diversi percorsi (che però in gran parte coincidono).
Riconosciute come italiane veniamo subito dotate di auricolari per l’ascolto delle spiegazioni nella nostra lingua.
Purtroppo il vento costringe a chiudere il telone trasparente di copertura ma riusciamo lo stesso a goderci il panorama.
Partenza dall’immancabile piazza del Pilar e giro in centro dove viene posta l’attenzione su palazzi, chiese, teatri ecc. e, attraversato il fiume Ebro, ci si dirige verso l’area dove si svolgerà l’Expo.
Qui la città sembra ancora di più un cantiere ma assicurano che nel giro di una settimana tutto sarà pronto. Ce l’avranno fatta? Molti padiglioni sono già terminati, fra cui quello dell’Aragona costituito da una struttura che ricorda un cestino intrecciato (artigianato tipico di questa regione).
Proseguiamo il nostro tour e vediamo (per ora solo esternamente) il Palazzo di Aljaferia che ci colpisce molto: ci ritorneremo!
Eccoci ora davanti alla nuovissima stazione ferroviaria (estacion Delicias) grande e modernissima con accanto la vecchia stazione piccolina e “di charme”: bel contrasto!
Si termina tornando verso il centro per giungere infine al capolinea: Piazza Pilar naturalmente.
Il palazzo di Aljaferia ci è sembrato davvero speciale e quindi ci siamo ritornate immediatamente per visitarne anche l’interno. Si tratta di un grandissimo palazzo di origine moresca composto da diverse parti: il palazzo islamico, il palazzo cristiano medioevale, la torre del trovatore, il palazzo dei re cattolici più ampliamenti di epoca contemporanea. Oggi è la sede delle corti di Aragona. Ci sono piaciute molto le sale degli archi e il cortile interno.
Tornate in centro ci siamo dirette al Museo del Foro di Caesaraugusta (si trova “sotto” la Piazza de la Seo e ci si entra attraverso una costruzione in vetro). Qui sono esposti reperti e utensili dell’epoca Romana. A “sorpresa” assistiamo anche alla proiezione di un filmato (in spagnolo) che spiega la storia dell’antica città di Caesaraugusta (primo nome di Saragozza) e alle dissertazioni al riguardo fatte da una statua parlante (simpatico “effetto speciale”). Sempre relativamente alla Ruta di Caesaraugusta vorremmo visitare anche il Museo del Puerto Fluvial e Museo de las Termas ma li troviamo (indovinate?) chiusi per lavori. E’ visibile invece (dall’esterno) il Teatro Romano.
Risaliamo di nuovo in piazza per vedere questa volta la Lonja, un palazzo rinascimentale del 1540 che viene usato come centro espositivo. Vi troviamo infatti allestita una mostra di dipinti (appena aperta) avente per tema “l’incontro di culture diverse” (o almeno così ci viene tradotto).
Nel frattempo sono velocemente arrivate le 18,00 ora del nostro appuntamento per il Walking Tour. Ci affrettiamo verso l’ufficio turistico dove ci aspetta una ragazza, che si presenta come la nostra guida, pronta ad accompagnarci in una passeggiata per le vie di Saragozza.
Prima tappa dovrebbe essere la Catedral de La Seo dove però è in corso la cerimonia delle cresime. Dobbiamo accontentarci di ammirarne solo l’esterno che però è forse la cosa più significativa. La cattedrale è stata costruita in stile romanico su di una precedente moschea e poi ingrandita in stile gotico. Particolare è la parete laterale classico esempio dello stile mudejar (tipico dell’Aragona).
Segue una nuova visita alla basilica del Pilar dove ci vengono fatti notare nuovi particolari: la pala rinascimentale in alabastro dell’altare maggiore, il coro, e particolare curioso due bombe che durante la guerra hanno colpito la basilica miracolosamente senza esplodere (si può vedere ancora il grande foro d’entrata).
Inoltre la presenza all’interno della basilica delle bandiere di tutti gli stati sudamericani sta a ricordare che la Vergine del Pilar è considerata in modo particolare la protettrice di queste popolazioni.
Questo speciale legame è richiamato anche dalla moderna fontana che si trova sulla piazza e che, in modo molto stilizzato, rappresenta proprio gli stati dell’America Latina ed è fronteggiata da tre muretti che dovrebbero ricordare le caravelle.
Ultima tappa il Museo Camon Aznar situato in un bel palazzo rinascimentale vi si trova esposta una grande collezione privata. Particolarmente interessanti dipinti sculture e stampe di Goya (bellissime quelle sul tema della tauromachia, crude e atroci quelle relative alla guerra).
L’ultima giornata l’abbiamo vissuta un po’ più in relax aggirandoci per il centro scattando foto, notando tanti ulteriori piccoli particolari e facendo un po’ di shopping.
Niente di particolare solo qualche ricordino per chi ci aspettava a casa, divertendoci a fare un po’ impazzire il povero negoziante che ci definisce “capricciose”. Ah… queste turiste!
Per concludere qualche piccola curiosità:
Orari: prima delle 9,30/10,00 e dalle 14, 00 alle 17,00 inutile cercare di visitare qualcosa è tutto rigorosamente chiuso. Abbiamo giustamente dovuto dimenticare le nostre abitudine “bergamasche” per adattarci ai loro orari.
Pasti: siamo rimaste molto perplesse vedendo che un po’ in tutti i locali il pavimento risultava coperto da cartacce mozziconi ecc. Ci è sembrato un segno di trascuratezza. Al nostro ritorno ci è stato spiegato che in realtà tutto questo viene ostentato come una forma di pubblicità: se c’è molto disordine significa che molte persone apprezzano e frequentano il posto. Sarà…..!
La nostra mentalità un po’ ordinaria ci ha portato a scegliere ristoranti e snack bar un po’ meno pittoreschi.
E i nostri piedi (doloranti per il gran camminare) ci hanno imposto di consumare i nostri pasti comodamente sedute.
Abbiamo comunque gustato tutto quando ci è stato proposto senza mai spendere eccessivamente.
Altra cosa che ci ha un po’ disturbato, non essendoci più abituati in Italia, è la possibilità di fumare nei luoghi pubblici.
Pulizia delle strade: se i pavimenti dei bar vengono lasciati al loro destino le strade vengono continuamente lavate (almeno nel centro storico).
Nel frattempo la nostra brevissima vacanza è giunta al termine e non c’è rimasto altro da fare che riprendere il bus che ci ha riportato all’aeroporto. Una struttura moderna dalle linee futuristiche da cui quel pomeriggio partivano ben… quattro aerei
Addio Saragozza, è stato bello per noi scoprire questa città dell’Aragona che spesso è considerata solo una tappa di passaggio ma che merita di essere conosciuta.